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Ultimo aggiornamento il 24/04/2017 alle ore 16:48

Attualità e Politica

20/04/2017 | 09:00

Gioco online, poca collaborazione tra autorità italiane e maltesi: “Possibili nuovi casi Gambling”

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Gioco online gambling

ROMA - Il caso “Gambling” ha scosso i rapporti tra le autorità italiane e quelle maltesi: l’organizzazione sgominata dalla procura Antimafia di Reggio Calabria aveva un aspetto perfettamente legale a Malta, mentre gli inquirenti italiani – al termine di oltre quattro anni di indagini - hanno fatto emergere un quadro preoccupante di connessioni con la malavita organizzata. Un corto circuito che non sorprende un rappresentante della Polizia di Malta, incontrato da Agipronews nella zona turistica di St. Julian (il luogo della movida maltese) e che ha chiesto di mantenere anonima la sua identità. 

Lei lavora nella polizia maltese, ritiene che le forze dell’ordine di Malta e Italia collaborino a sufficienza nel contrasto al gioco illegale? 

“Una migliore collaborazione tra Italia e Malta sarebbe necessaria. Intendo, non solo tra i due enti regolatori – Monopoli di Stato e Malta Gaming Authority – ma anche tra le polizie dei due paesi. Prima che il caso-Gennaro venisse fuori, non avevamo particolari informazioni su operazioni sospette da parte di Betuniq. Poi, un giorno di due anni, fa, abbiamo improvvisamente ricevuto dall’Italia il mandato di arresto per sei persone residenti a Malta”. 

Approfondendo quel caso, cosa avete scoperto? 

“Dopo l’arresto dei sei indagati, le abbiamo interrogate a fondo e scoperto che tutte le informazioni e i dati riguardanti il business illegale e le connessioni con la mafia calabrese erano state oggetto di indagine in Italia per diverso tempo. Eppure, per quanto ne sapevamo noi, non c’era nulla di illegale nel business di Betuniq a Malta. Curioso, no?”. 

In effetti sembra di sì, può spiegarci come funzionano le relazioni con la polizia italiana? 

“In generale, intraprendere qualunque azione di contrasto contro il crimine è molto difficile se manca la collaborazione, in particolare con paesi come Italia, Romania e Montenegro: se non ci scambiamo utili e tempestive informazioni, sarà sempre più difficile evitare nuovi “casi-Betuniq”. Il problema con l’Italia è che le autorità non rispondono alle nostre richieste su persone e società, a differenza di quanto accade con Europol o forze di polizia come quella inglese. Non so dire in realtà il perché di questa situazione, forse perché le forze di polizia sono tre (carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, ndr)”. 

Quindi, qual è la soluzione? 

“Per bloccare il crimine organizzato, ci deve essere piena fiducia tra le istituzioni: la questione invece è che non c’è una strategia internazionale concordata tra i vari paesi. E ciò rappresenta  ovviamente un grande vantaggio per i criminali”.

NT/Agipro

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