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Attualità e Politica

25/05/2016 | 17:45

Scommesse, Bertaccini (Università Cattolica): «Il 51% dei giocatori di Serie B si sente 'a rischio' combine»

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Scommesse Bertaccini Cattolica

ROMA - Cooperazione tra pubblico e privato per prevenire il "betting risk". Questo il concept alla base del progetto UE "Antimatch-Fixing Formula Understand, Share, Methodize, Replicate", coordinato dall’Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio, supportato dalla D.G. Affari Interni della Commissione Europea e sviluppato dall'Università Cattolica in collaborazione con Transparency International Italia, Sistema Gioco Italia, AAMS, Unioncamere, Interpol Italia. "Il Cio ha iniziato a misurarsi con il problema, così anche i Governi, e il progetto nasce da questo background", ha spiegato Paolo Bertaccini Bonoli, Usag Università Cattolica. "Da uno studio dell'Università Cattolica e Transparency sui giocatori di Serie B 2014 - ha spiegato Bertaccini - è emerso che il 51% di questi ritiene medio-alto il rischio di essere coinvolti in episodi di combine". È anche da questa percezione che è stato sviluppato il piano anti match fixing (i cui risultati saranno illustrati a Bruxelles a giugno 2017), particolarmente focalizzato su quattro punti: il primo, già avviato, è un quadro sinottico che ha come obiettivo lo sviluppo di uno strumento di comprensione e comunicazione  tra attori privati e pubblici, nello specifico un sistema di infografiche. Serve inoltre un luogo di coordinamento in modo che il progetto sia collegato con gli altri a livello europeo ("European coordination room"); il terzo punto prevede una procedura di cooperazione tra pubblico e privato per la prevenzione del match fixing. Una serie di pratiche, tra cui anche inchieste giornalistiche, e inchieste della magistratura, che fanno emergere attività illecite. "Bisogna rafforzare un sistema che in Italia già funziona", ha sottolineato Bertaccini. L'ultima fase del progetto sarà una sperimentazione locale a Palermo focalizzata sullo sport, con un'area e un sistema di segnalazione che agevoli il contrasto alle combine sportive. "Una sfida tecnica e ambientale", ha spiegato Bertaccini. "Il match fixing è vissuto come un'aggressione da parte dello sport - ha concluso - a differenza del doping che è patologia 'interna'. Da solo, lo sport non è in grado di risolvere il problema, serve l'intervento e la cooperazione di più soggetti". LL/Agipro

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