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Ultimo aggiornamento il 21/08/2017 alle ore 16:49

Attualità e Politica

11/08/2017 | 12:29

Scommesse, Cassazione: intermediazione è reato, confermata condanna al titolare di un bar

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ROMA - Nei bar e locali senza le necessarie autorizzazioni non è possibile effettuare direttamente scommesse, in caso contrario i titolari dei punti commettono il reato di intermediazione e di raccolta abusiva: è quanto ribadisce la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal titolare di un bar di Lagonegro, in provincia di Potenza. L’indagato era stato già condannato a quattro mesi di reclusione per gioco abusivo (con sospensione condizionale) dal tribunale di Lagonegro e dalla Corte di Appello di Potenza, perché all’interno del suo bar erano presenti quattro computer con cui era possibile effettuare scommesse tramite un bookmaker senza concessione. “Il preposto alla raccolta di scommesse per terzi, anche per via telematica, che risulti sprovvisto della licenza di pubblica sicurezza, opera di fatto da intermediario perché mette a disposizione il proprio conto scommesse mediante accesso ad Internet”, scrivono i giudici nella sentenza. Il Collegio ribadisce che l’allestimento di un internet point “dedicato interamente ed esclusivamente alla raccolta delle scommesse” costituisce “un'attività organizzata con funzione intermediatrice” che va considerata reato. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile. LL/Agipro

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