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Ultimo aggiornamento il 22/07/2017 alle ore 20:42

Attualità e Politica

11/07/2017 | 14:54

Giochi, Gabrielli (Al cuore della Versilia): «Il distanziometro non serve, la strada giusta è la prevenzione»

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ROMA - «Il distanziometro? Non risolve i problemi del gioco patologico. Il proibizionismo non serve a niente, piuttosto lavoriamo su prevenzione, studio e formazione». Quasi un editto quello che parte da Seravezza, a firma di Lorenzo Gabrielli, capogruppo al consiglio comunale della lista di centro sinistra “Al cuore della Versilia”. Un messaggio che varca i confini del comune versiliese e si pone in latente controtendenza rispetto alla linea comunemente seguita dagli enti locali, basata sull'obbligo per i punti di gioco di osservare distanze minime da una serie di punti sensibili (luoghi di culto, scuole, strutture sanitarie, ecc.).  
«Da una serie di confronti con alcuni esperti del settore – spiega Gabrielli – è emerso come il distanziometro non contrasti efficacemente gli eccessi nel gioco, semmai li sposta in periferia. Inoltre, di solito i provvedimenti tendono a concentrarsi sulle slot, ignorando che l'offerta è molto più ampia. Chi non può giocare alle macchinette, ripiegherà su qualche altro gioco. E chi non trova il modo di giocare legalmente, tenderà a farlo in modo illegale, favorendo la criminalità organizzata»
Ricercatore informatico, Gabrielli non ignora certo le potenzialità e le insidie della rete: «Domando: a cosa serve il sistema delle distanze di fronte al proliferare del gioco on line? Vogliamo mettere il distanziometro al telefonino?». Stesso discorso per i limiti orari, altro rimedio molto praticato da comuni e regioni. «Il problema degli orari esiste, ma anche qui: che limiti metti a chi gioca on line? E comunque, quando si parla di orari occorre farlo a livello nazionale, vale a dire con parametri validi per tutti i comuni e per tutti i giochi. Quando il comune impone orari da solo, si espone alla pioggia di ricorsi al Tar e a fenomeni di trasmigrazione, con i cittadini che vanno a giocare nei paesi in cui i limiti orari non sono stati ancora imposti».

Quello che serve davvero, secondo Gabrielli, è un'opera attenta e assidua di prevenzione. «Dobbiamo partire dalle scuole e spiegare che il gioco è un'opportunità, un divertimento, ma deve essere esercitato con giudizio. È importante impegnarsi in questo senso, perché tutto quello che passa dalla scuola poi entra più o meno nelle famiglie. La prevenzione riguarda tutti, ognuno deve avere gli strumenti per misurare se stesso, per capire se sta sprofondando nel gioco problematico. E se non lo capisce da solo, i suoi familiari devono essere in grado di aiutarlo, attraverso i consulenti raggiungibili dal numero verde nazionale, che garantisce l'anonimato»

In questo quadro diventa fondamentale anche la formazione degli esercenti: «Questo è un altro obiettivo da raggiungere. Gli esercenti devono avere la preparazione e gli strumenti per intervenire in caso di eccessi. Devono capire che è meglio mettere in cassa qualche giocata in meno, ma avere a che fare con persone più sane. Non giova neanche a loro una clientela sempre più povera e disperata».

Sul piano politico, la posizione di Gabrielli ha prodotto una mozione discussa e approvata dal consiglio comunale di Seravezza e passata successivamente anche al consiglio di Pietrasanta. Concepita in collaborazione con il Cnr di Pisa, impegna il sindaco e la giunta a promuovere una giornata informativa sul gioco, nella quale si parlerà, tra l'altro, di monitoraggio della ludopatia, dell'efficacia delle azioni di cura e prevenzione intraprese e della promozione di corsi di formazione per esercenti.

MF/Agipro

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