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Ultimo aggiornamento il 23/06/2017 alle ore 19:33

Attualità e Politica

12/06/2017 | 15:00

Medole, il primo “megadistanziometro”. «Le sale? Qui non ci sono, volevamo solo dare un segnale...»

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ROMA - Centocinquanta metri? No, cinquecento. Al limite facciamo trecento. La battaglia sui distanziometri sta impegnando da mesi la trattativa tra Governo ed enti locali sul piano nazionale di riordino dei giochi, ma è un dibattito che a Gianbattista Ruzzenenti, sindaco di Medole (circa 4000 abitanti in provincia di Mantova), interessa pochissimo. Lui nei giorni scorsi ha fatto approvare un regolamento che di metri ne prevede tremila. Proprio così, a Medole non si potranno aprire nuove sale in un raggio di tre chilometri da una serie nutrita di punti sensibili, quali  scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali sanitarie, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile, oratori e persino fermate del trasporto pubblico.

«Volevamo dare un segnale forte – ha detto ad Agipronews il sindaco – pur essendo ben consapevoli che il problema della ludopatia non si risolve solo sul piano normativo». 

Distanziometro di tre chilometri per un centro di 25 chilometri quadrati: una norma del genere equivale a vietare il gioco nell'intero territorio comunale. «Lo so, e volevamo fare proprio questo: impedire totalmente l'apertura di nuove sale». E quelle esistenti? «Non esistono. A Mendole non ci sono sale giochi, tutt'al più qualche macchinetta nei bar. Volevamo fare opera di prevenzione. La nostra giunta è abituata a prendere posizioni decise. Pensi che qualche tempo fa abbiamo stabilito che entro cinque chilometri dalle nostre scuole nessuno potesse costruire impianti inceneritori».

Ruzzenenti fa parte del Partito Democratico, «ma sono ferocemente in opposizione con la mia segreteria e quanto al piano governativo sui giochi direi che è del tutto insufficiente». 

Va bene che non ci sono sale a Medole, ma se qualcuno volesse aprirne potrebbe avviare ricorsi. «Facciano pure, noi dovevamo dare un segnale forte e l'abbiamo dato».
MF/Agipro

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