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Ultimo aggiornamento il 21/08/2017 alle ore 16:49

Attualità e Politica

10/08/2017 | 14:32

Limiti orari e "distanziometro”, un anno di ricorsi: da Napoli a Bergamo le decisioni dei giudici sui regolamenti anti ludopatia

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ROMA - Via libera ai regolamenti degli enti locali sul “distanziometro” e sui limiti orari all’attività delle sale giochi, purché le limitazioni siano adeguatamente motivate e non siano sproporzionate. L’orientamento di Tar e Consiglio di Stato sulle norme promosse da Comuni e Regioni per la prevenzione del gioco patologico appare sempre più consolidato nei provvedimenti emessi durante l’ultimo anno. I tribunali amministrativi hanno confermato in linea di massima la legittimità delle norme emanate “in loco” - come nel caso di Torino, Napoli e Venezia - ma non sono mancate bocciature clamorose come quelle che hanno stoppato i regolamenti di Firenze e Livorno, mentre sono tuttora aperti i fronti che riguardano il Comune di Bergamo e la provincia di Bolzano.

TORINO, NESSUNA DISPARITA’ DI TRATTAMENTO - A luglio Il Tar Piemonte ha dichiarato legittimo il regolamento del Comune di Torino emanato a ottobre 2016 che limita l’orario di funzionamento delle slot machine a otto ore al giorno (dalle 14.00 alle 18.00 e dalle 20.00 alle 24.00). Per i giudici la norma non ha vizi di “disparità di trattamento” rispetto ad altri tipi di giochi: i limiti orari riguardano solo gli apparecchi perché il regolamento ha applicato la legge regionale piemontese del 2016 che ha previsto i limiti con specifico riferimento agli apparecchi. “La giurisprudenza amministrativa -  si legge nella sentenza - ha avuto modo più volte di affermare la più elevata pericolosità, ai fini del rischio di determinare forme di dipendenza patologica, di slot e vlt”. Il regolamento di Torino aveva avuto uno stop nel gennaio 2017, quando il Consiglio di Stato, ribaltando una precedente pronuncia del Tar, aveva accolto l'istanza di una sala slot contro gli orari stabiliti dal comune e rimandato la decisione definitiva all’udienza di merito del Tar. Per evitare ricorsi a pioggia, il sindaco torinese Chiara Appendino aveva temporaneamente sospeso l’ordinanza. Dopo la sentenza di luglio del Tar Piemonte, il regolamento è stato immediatamente reintrodotto.

LIMITI RAGIONEVOLI A VENEZIA -  I limiti orari alle sale giochi del Comune di Venezia sono ragionevoli e proporzionati. A più riprese il Tar Veneto ha detto sì al regolamento approvato a novembre 2016 che, oltre a imporre distanze minime dai luoghi sensibili, ha disposto l’apertura delle sale “dalle 8.30 alle ore 21.30 di tutti i giorni, compresi i festivi”.Il regolamento permette l’apertura delle sale giochi per 13 ore consecutive, e dunque “appare pienamente ragionevole e proporzionato”.

A NAPOLI MISURE PROPORZIONATE - L’ok dei giudici è arrivato anche per l’ordinanza del Comune di Napoli che limita gli orari di apertura dalle 9,00 alle 12,00 e dalle 18,00 alle 23,00. “L’amministrazione ha compiuto un’adeguata istruttoria, fondata anche su un’attenta indagine statistica precedente l’adozione del contestato Regolamento”, ha scritto il Tar Campania nella sentenza. Le misure restrittive sono proporzionate rispetto all’obiettivo del contrasto al fenomeno del gioco patologico e per i giudici non c’è compromissione per l’attività degli operatori visto che il regolamento garantisce il rispetto delle 8 ore di attività.

FIRENZE E LIVORNO, IL NO DEI GIUDICI - Diverso il caso dei regolamenti di Firenze e Livorno, bocciati entrambi dal Tar Toscana a marzo e a maggio. Nel capoluogo è finita ko l’ordinanza del sindaco Nardella che prevedeva orari di apertura limitati per le sale autorizzate (dalle 16 alle 22 di tutti i giorni, festivi compresi) mentre l’orario di funzionamento di slot e VLT presenti in altri esercizi autorizzati era fissato dalle 16 alle 20 di tutti i giorni. Un provvedimento che per i giudici presentava “evidenti contradditorietà” e sproporzione nei confronti degli operatori. Insufficienti i dati sul gioco patologico alla base del provvedimento e pochissima considerazione degli interesse dei gestori, due lacune che per i giudici hanno portato al “sostanziale unilateralismo” del regolamento.
Nel caso di Livorno, il Tar ha criticato l’ampliamento dei luoghi sensibili previsti dalla legge regionale (che per le sale giochi prevede una distanza minima di 500 metri), includendo anche studi medici, palestre, piazze e parchi. Un fitto elenco che di fatto avrebbe impedito l’apertura di nuove sale giochi. “L’ente locale non può adottare provvedimenti che finiscono per inibire completamente l’attività, poiché in tal modo verrebbe sostanzialmente espropriato il diritto di iniziativa economica”. In entrambi casi le Amministrazioni sono intervenute con una nuova versione dei regolamenti: a Firenze è stata approntata una bozza che prevede elenchi dettagliati dei luoghi sensibili, mentre le fasce orarie per l’accensione delle slot machine saranno stabilite da una specifica ordinanza del sindaco. A Livorno, invece, il sindaco Nogarin ha firmato un’ordinanza urgente per limitare gli orari di apertura delle sale slot in città. Le sale gioco potranno rimanere aperte tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 23.

BERGAMO VS TABACCHERIE - Più particolare la situazione a Bergamo, dove il Comune ha perso il confronto in tribunale contro la Federazione Italiana Tabaccai. Il regolamento entrato in vigore a luglio 2016 vietava qualunque genere di gioco d’azzardo in città (esclusi Lotto, Superenalotto, Bingo e Totocalcio) dalle 7,30 alle 9,30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21. Per il Tar Lombardia, però, le tabaccherie non sono equiparabili alle altre attività economiche: costituiscono un servizio “in regime di monopolio pubblico” e anche 10eLotto e Gratta e Vinci sono prodotti particolari, proprio perché dati in gestione ai tabaccai, e per questo non possono essere inclusi nelle attività commerciali regolamentabili dal Comune. L’Amministrazione ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione dei giudici, ma nel frattempo ha modificato il regolamento, escludendo i limiti orari per il 10eLotto e il Gratta e Vinci.

BOLZANO, PERIZIA SUL “DISTANZIOMETRO” - Ancora aperta anche la questione Bolzano e la norma che riguarda i luoghi sensibili per i quali le sale giochi devono osservare una distanza minima di 300 metri. La legge provinciale del 2012 aveva ampliato, con integrazioni, le disposizioni già contenute nella legge del 1992 che prevede un “distanziometro” di 300 metri “per prevenire il vizio del gioco”. L’ampliamento dei luoghi sensibili avvenuto nel 2012 è stato annullato a ottobre 2016, ma la legge datata 1992 è tuttora legittima. Su tale norma si è espresso a favore il Tar altoatesino, mentre a fine giugno dal Consiglio di Stato sono arrivate altre indicazioni: i giudici di Palazzo Spada hanno disposto una consulenza tecnica per stabilire se il regolamento sulle distanze minime determini l’“effetto espulsivo” di tutte le attività legate al settore. La relazione finale del consulente tecnico designato dai giudici dovrà essere depositata entro il 20 dicembre 2017, mentre l’udienza pubblica si terrà nel primo trimestre 2018.

DALLA CONSULTA SI’ ALLE DISTANZE - Sul tema delle distanze minime è intervenuta anche la Corte Costituzionale, nella pronuncia che lo scorso maggio ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tar Puglia sul “distanziometro” contenuto nella legge regionale  La sentenza ha specificato che le distanze minime imposte alle sale giochi dagli enti locali non scavalcano le norme statali e non violano i principi della legislazione concorrente in tema di salute. LL/Agipro

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