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Ultimo aggiornamento il 07/12/2016 alle ore 18:08

Attualità e Politica

18/11/2016 | 17:20

Governo, enti locali, esercenti: dal “caso Bergamo” a Bolzano, venti di guerra sui giochi

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ROMA - Adesso sono scaramucce, ma potrebbe diventare una guerra. Da una parte gli enti locali, comuni e regioni, con i loro regolamenti che tendono a limitare l'esercizio dei giochi pubblici sul territorio; dall'altra gli esercenti e chi li rappresenta, decisi a proteggere una parte significativa delle loro entrate. Posizioni divergenti, focolai che si accendono qua e là con sempre maggiore frequenza.

Nei mesi passati si sono susseguiti ricorsi ai vari Tar regionali, con esito per lo più interlocutorio. Poi, venerdì 11 novembre, si è registrato un salto di qualità: la FIT (Federazione Italiana Tabaccai) ha presentato un esposto alla Corte dei Conti della Lombardia contro l'ordinanza del Comune di Bergamo, una delle più severe in materia, visto che vieta gran parte dei giochi d'azzardo in città dalle 7,30 alle 9,30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21. Nel mirino non solo le slot, ma anche scommesse, Gratta e vinci e perfino la Lotteria Italia (il cui biglietto contiene un “grattino”). Salvati solo Lotto, Superenalotto, Bingo e Totocalcio. Gli effetti dell'ordinanza diventano particolarmente stringenti combinandosi con la legge della Regione Lombardia che vieta l'installazione di apparecchi di gioco entro 500 metri da una lista di “luoghi sensibili” (scuole, ospedali, parchi, ecc). 

«L’esposto presentato nei confronti del Sindaco di Bergamo è un passaggio obbligato, procederemo allo stesso modo anche per altri comuni – ha detto ad Agipronews Giorgio Pastorino, presidente di STS-FIT, l’associazione che rappresenta ricevitori e tabaccai - I sindaci stanno interrompendo il flusso di entrate erariali, creando danni evidenti non solo agli esercenti ma anche allo Stato». Al riguardo, l’associazione ha previsto, per la città di Bergamo, mancate entrate erariale per 7,6 milioni nel 2016 rispetto al 2015. «Se queste cifre fossero vere – ha risposto il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori – non avremmo che da rallegrarci. I soldi non spesi per i giochi d'azzardo entrerebbero nell'economia reale, determinando per lo Stato un gettito senz'altro superiore».

Bolzano, la “mazzata” del Tar - Fin qui Bergamo: ma il confronto è serrato anche altrove. Alla fine di ottobre il Tar di Bolzano ha inferto un colpo duro alla Provincia autonoma, dichiarandone illegittimo il regolamento. Secondo il collegio, la norma sulle distanze minime delle sale gioco dai luoghi sensibili non regolamenta la distribuzione sul territorio, ma di fatto ne determina la totale espulsione, configurando «un evidente eccesso di delega». Numerosi altri ricorsi ai tribunali amministrativi pendono in relazione ai regolamenti vigenti a Napoli (dove si è già arrivati al Consiglio di Stato), Milano, Firenze, Biella e in alcuni centri minori. Altre azioni potranno venire dopo l'introduzione di un regolamento nel comune di Roma, data per imminente.

La proposta del Governo - Nell'immediato futuro, il confronto aspro tra enti locali e mondo dei giochi potrebbe essere placato da una normativa nazionale, una sorta di “super ordinanza” dell'Esecutivo. Su questo piano, dopo mesi di discussioni e rimandi, qualcosa si è mosso proprio nei giorni scorsi, ma la proposta governativa di riordino del settore, esposta dal sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta in sede di Conferenza Unificata, ha ulteriormente allarmato gli esercenti e ha solo in parte smussato l'opposizione degli enti locali, decisi a difendere i propri regolamenti. Fra i punti principali, la riduzione di circa il 33% delle slot entro un anno sul territorio nazionale (con un emendamento inserito nella legge di bilancio 2017). Importante anche il capitolo sulla riduzione dei punti vendita abilitati ad ospitare le macchine. Oggi sono 98 mila e 600 ma, a partire dal 1° gennaio 2018, caleranno drasticamente. La bozza governativa parla di «programmata eliminazione degli apparecchi AWP (le slot, ndr) da bar e tabacchi», ma salva, in altra parte, una «quota di esercizi che disporranno di aree o locali dedicati». In buona sintesi: le slot rimarranno in una parte per ora imprecisata di bar e tabacchi e in circa 18 mila sale e punti gioco (10 mila agenzie o negozi aventi il gioco come attività prevalente, 5 mila sale giochi e 3 mila sale Vlt e Bingo). Altro punto forte, la divisione degli esercizi pubblici in “classe A” e “classe B”. I primi dovranno rispettare alcune regole (controllo all'ingresso, rispetto di vincoli architettonici, formazione degli addetti, misure anti ludopatia) ma, a differenza dei punti di “classe B”, non saranno soggetti ai “distanziometri” imposti dai comuni. Quanto agli orari di apertura dei locali, il Governo propone una apertura minima di 10 ore per le sale slot, dalle 14 alle 16 ore per le sale scommesse e per le sale bingo. 

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