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Ultimo aggiornamento il 03/12/2016 alle ore 20:21

Attualità e Politica

10/02/2016 | 09:52

Bando Lotto, Stanleybet al Tar per annullamento gara: chiesto rinvio e discussione nel merito

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Bando Lotto Stanleybet Tar

ROMA - Prima udienza e primo rinvio per il ricorso che Stanleybet ha presentato al Tar Lazio contro il bando di gara per la gestione del Lotto. Stamattina, davanti ai giudici della Seconda sezione, era prevista la camera di consiglio a porte chiuse, ma i legali della società hanno chiesto di passare direttamente alla discussione nel merito. La data sarà fissata nei prossimi giorni.

 

NO AL MODELLO 'MONOPROVIDING' Il bookmaker inglese si è rivolto al tribunale amministrativo contro i requisiti previsti per la partecipazione alla gara, le cui domande di partecipazione sono aperte fino al 16 marzo, e dunque per annullare la procedura prevista dalla legge di stabilità.  Contestualmente, nel documento preparato dallo studio De Berti-Jacchia, Stanley chiederà anche il rinvio della norma alla Corte di Giustizia Europea e alla Corte Costituzionale per rimuovere "misure discriminatorie, distorsive ed escludenti che nominalmente introducono forme di apertura del mercato, ma nella sostanza continuano a isolarlo e a presidiarlo con nuove restrizioni, nuove asimmetrie e nuove opacità". Nel mirino di Stanley c'è innanzitutto il modello del "monoproviding esclusivo": l'affidamento del Lotto a un solo operatore andrebbe nella direzione opposta rispetto ai principi di concorrenza e non sarebbe giustificato da esigenze erariali o da tutela del giocatore: "le attività di service providing di altri giochi, scommesse e videolotterie, che presentano maggiori preoccupazioni per la tutela dell'ordine pubblico e dei consumatori, sono esercitate da più operatori in competizioni tra loro, mentre i servizi di estrazione, collegamento e automazione del Lotto, che presentano minori criticità, sono irragionevolmente affidati a un unico operatore".


REQUISITI ECONOMICI Altro punto critico sono "gli elevatissimi e irragionevoli requisiti qualificanti di capacità economica e tecnica", che secondo Stanleybet "escludono dalla nuova procedura numerosi operatori, riservando di fatto la partecipazione alla gara a un numero ristretto di operatori". La società britannica non ritiene sufficienti le modifiche apportate dal Mef ai requisiti dopo il primo parere del Consiglio di Stato dello scorso agosto: il Ministero ha ridotto gli importi relativi al fatturato dell’impresa candidata nel triennio 2012-2014 o 2013-2015, sceso da 150 a 100 milioni, e alla raccolta minima realizzata in ciascun esercizio, passata da 500 a 350 milioni di euro annui. La base d'asta da 700 milioni è poi considerata "sproporzionata e irragionevole". Anche un operatore come Stanley, che realizza un fatturato pari a circa 500 milioni di Euro, "non sarebbe in grado di farsi affidare dal sistema bancario o ottenere capitali di rischio nell'ordine di 700/800 milioni sulla base della propria sostanza economica-finanziaria". Questo secondo la società significa che "nei fatti, il bando di gara si rivolge esclusivamente a pochissimi grandi operatori".

CONTENZIOSO APERTO Stanley sottolinea poi come le disposizioni contenute nel bando di gara interferiscono "ingiustificatamente" con i contenziosi ancora aperti nei tribunali italiani per l'attività dei centri scommesse privi di concessione. Il bando prevede che le società partecipanti non abbiano commesso violazioni sugli obblighi relativi al pagamento delle imposte e che è prevista l'esclusione per il concessionario che commercializzi giochi sul territorio italiano senza averne il prescritto titolo. La società ricorda che il contenzioso è ancora pendente nonostante diverse sentenze a suo favore da parte della Corte di Giustizia Europea e che l'incertezza nella quale si trova a operare si traduce "nella dissuasione in via di fatto dal partecipare alla gara". Rimane insoluta, infine, anche la questione della devoluzione della rete prevista alla scadenza della concessione. LL/Agipro

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