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Ultimo aggiornamento il 07/12/2016 alle ore 20:34

Attualità e Politica

24/06/2016 | 15:52

Brexit, gioco online: fuga dal Regno Unito, i bookie puntano la bussola su Malta

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ROMA - Gli effetti concreti del Brexit sono ancora tutti da scoprire, ma le aziende internazionali di gioco online con sede nel Regno Unito - apprende Agipronews da fonti del settore - stanno già preparando le contromosse. Occhi puntati su Malta che potrebbe consolidare la propria posizione di meta privilegiata per chi vuole operare sul mercato del gambling in Europa. Malta propone una sistema parecchio snello e vantaggioso per gli operatori, e resta un “hub” fondamentale per chi vuole assicurarsi una concessione e lo status di operatore comunitario, una condizione che permetterebbe di partecipare a bandi successivi anche in Italia, dove una gara per 120 concessioni online - previste dalla legge di stabilità 2016 e che costeranno 200 mila euro l’una - è imminente.

Alcuni operatori di gioco si dicono poco preoccupati, il gambling non è incluso nelle direttive su beni e servizi dell’Unione, dunque non ci sarebbero cambi sostanziali nell’approccio ai mercati extra Uk: “Non facciamo parte del Mercato Interno, l’Ue non funziona così”, dice a Gambling Compliance Richard Flint, amministratore delegato di SkyBet. Altri sono invece preoccupati per i possibili problemi legati ai dipendenti: secondo Denise Coates, dirigente di Bet365, il Brexit non sarebbe solo un ostacolo all’offerta in mercati europei, ma renderebbe più complicato lo spostamento dei lavoratori da un Paese all’altro, ad esempio quelli che hanno un posto di lavoro a Gibilterra (che del Regno Unito fa parte) ma per comodità fanno i pendolari, con una casa a qualche chilometro più in là rispetto al confine con la Spagna.

Gli scenari aperti dal Brexit sono comunque ancora tutti da definire: innanzitutto il Parlamento Uk, dovrà ratificare in sede comunitaria la decisione dei cittadini. Qualcuno ipotizza che questo passaggio potrebbe anche non avvenire, soprattutto in seguito alle ricadute interne. Scozia e Irlanda del Nord hanno votato in massa per restare in Europa e adesso potrebbero chiedere a loro volta un referendum per l’indipendenza così da poter restare agganciati all’Ue come Stati autonomi.

In ogni caso il processo, quando avviato, dovrà concludersi nel giro di due anni, anche ulteriori proroghe non potranno superare il 2019, data in cui scadrà il mandato dell’attuale Parlamento Europeo.

Non è inoltre definito come questa uscita dovrà avvenire: gli scenari vanno da uno “stacco” netto, con la Gran Bretagna (o quel che ne rimarrà) che da Paese extra Ue dovrà mettere a punto accordi economici e per la circolazione di cittadini, beni e servizi, con accordi bilaterali, che però potrebbero richiedere diversi anni di isolamento; oppure adottare una scelta più morbida, come l’adesione allo Spazio economico europeo, in cui però non avrebbe poteri decisori.

Nel frattempo alla Borsa di Londra, dove la flessione complessiva è netta, i titoli legati al gaming hanno registrato perdite consistenti. Un calo azionario che però non è legato alle previsioni errate fatte dai quotisti, che piazzavano il “remain” favorito a 1,20. “La verità è che i bookie non fanno previsioni sulla politica - ha detto Matthew Shaddick, a capo della divisione sulle scommesse politiche di Ladbrokes - lo facciamo per trarne dei profitti (o al massimo per non perdere troppi soldi) e in questo caso le cose posso dire che per noi sono andate parecchio bene”.
PG/Agipro

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