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Ultimo aggiornamento il 03/12/2016 alle ore 20:21

Attualità e Politica

22/10/2015 | 12:21

Gara Scommesse verso il flop: è il Grande Pasticcio di sindaci, regioni e governo

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Gara Scommesse verso il flop: è il Grande Pasticcio di sindaci regioni e governo

ROMA – Per rendersi conto di quanto non vi sia armonia tra il Governo Renzi e le normative “fai da te” di regioni e comuni, basta una semplice occhiata alla vicenda della gara per la riorganizzazione delle sale scommesse. Quasi 4 mila punti gioco sono a rischio in vista del bando di assegnazione previsto dalla Stabilità 2016. Puglia, Toscana, Lombardia e Liguria sono le regioni nelle quali il bando di gara potrebbe sortire un nulla di fatto, se letto in controluce con la normativa locale, che prevede regole stringenti per le sale, in particolare sul tema delle distanze minime dai luoghi sensibili, quali scuole, chiese o ospedali. E il Grande Pasticcio non finisce qui. Sull'esempio delle quattro realtà (Puglia, Toscana, Lombardia, Liguria) a tutta rigidità normativa, potrebbe arrivare a breve l'effetto emulazione in altre regioni, con un giro di vite diffuso un po' in tutto il Paese. Uno scenario che rischia di spazzare via il 50% dell'attuale rete legale sul territorio, con un'impennata percentuale nelle realtà comunali. Normative regionali simili sono state approvate o in via di approvazione in Piemonte, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, misure più blande sono state introdotte in Sicilia, mentre Emilia Romagna e Lazio di fatto hanno demandato ai Comuni il compito di regolamentare le distanze dei punti gioco dai luoghi sensibili.
 

Il rischio di una paralisi del settore è fin troppo evidente, considerando che la nuova rete di agenzie dovrebbe essere a regime solo a metà del 2017, lasciando però ampio spazio a chi opera al di fuori delle norme nazionali: coloro cioè, che non pagano le tasse e non rispettano le distanze dai luoghi sensibili. E qui arriva il corto circuito. Le agenzie scommesse già aperte, per continuare a operare, dovranno partecipare al bando di gara e ottenere una nuova concessione: questo significa che per ottenere l'autorizzazione dovrebbero rispettare le regole imposte dalle Regioni, alcune delle quali prevedono, appunto, il distanziometro. In questo senso, la Toscana è uno degli esempi sintomatici del Grande Pasticcio: la modifica del 2014 alla legge regionale sul gioco d'azzardo ha vietato «l’apertura di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro a una distanza inferiore a 500 metri» dai luoghi sensibili. Peccato che la misura potrebbe interessare parecchi degli oltre 800 punti scommessa – tra ippica e sport - certificati dai Monopoli in Toscana e Umbria (le due Regioni sono accorpate per direzione territoriale). Tradotto: quel che va bene ed è virtuoso per lo Stato, non lo è per la Regione.
 

Il Grande Pasticcio è ancora più evidente in Liguria, dove la normativa entrata in vigore nel 2012 prevede l'autorizzazione dei sindaci per l'apertura di una sala da gioco. Che non sarà concessa «nel caso di ubicazione in un raggio di 300 metri». Una norma che, in Liguria, entrerà comunque a regime nel 2017, indipendentemente da quanto ha deciso Renzi nella sofferta manovra 2016. Il risultato dell'incrocio anomalo tra Governo e Comuni? La vistosa riduzione dei 261 punti censiti nel 2014 dai Monopoli e, dunque, inseriti nella lista dei luoghi di gioco “virtuosi”. Anche in Puglia le sale devono rispettare una distanza di 500 metri dai luoghi sensibili, inoltre, la legge regionale prevede che «per le autorizzazioni già esistenti, il rinnovo possa essere concesso a condizione che l’esercizio ottemperi a quanto prescritto dalla legge» del 2013. Dov'è qui il Grande Pasticcio? Eccolo. Gli oltre 2 mila punti aperti prima dell'introduzione della legge, se costretti a richiedere di nuovo la licenza di pubblica sicurezza, nel caso in cui dovessero decidere di spostare l'attività in un nuovo negozio, potrebbero essere segnalati alle autorità perché troppo vicini a un luogo sensibile e quindi costretti ad abbassare le serrande. Infine, la Lombardia, intervenuta sul regolamento edilizio per costringere i 1.650 punti scommessa a rispettare il distanziometro di 500 metri. Secondo l'ultima modifica alla legge regionale sul gioco, «gli interventi edilizi finalizzati alla realizzazione o all'ampliamento di sale giochi, sale scommesse e sale bingo sono subordinati a permesso di costruire», per ottenere il quale, è necessario che «il Comune provveda alla verifica del limite della distanza da luoghi sensibili previsto» dalla legge del 2013 sulle "Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d'azzardo patologico". Anche «i mutamenti di destinazione d'uso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla realizzazione o all'ampliamento di sale giochi, sale scommesse e sale bingo sono subordinati a permesso di costruire». 
 

Misure che, di fatto, renderebbero poco appetibile il bando della manovra 2016 per gli imprenditori che guardano al business delle scommesse. Il Grande Pasticcio è proprio qui: lo Stato prevede un'opportunità che, per base d'asta minima costerà 32mila euro per un'agenzia e 18mila per un corner, uno di quegli angoli dedicati visibili nei bar e le tabaccherie. Attenzione però, perchè trattandosi di aste, l'impennata da diverse centinaia di migliaia di euro per aprire un'attività è fin troppo scontata. Qualcuno lo spieghi a Renzi: spendere 7-800mila euro e rischiare di rimanere chiusi per il Grande Pasticcio dei regolamenti locali, non è proprio il massimo. Anzi. PF-PG/Agipro 

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