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Ultimo aggiornamento il 03/12/2016 alle ore 20:21

Attualità e Politica

16/05/2016 | 08:47

Giochi, Aronica (Monopoli): «Necessarie nuove regole, ma proibizionismo favorisce l'illegalità»

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Giochi Aronica Monopoli

ROMA - «La situazione che il gioco sta vivendo potrebbe alla fine produrre effetti positivi solo per il mercato illegale. E di ispirazione proibizionista sembrano essere le norme approvate dagli enti locali sulle distanze minime dei punti gioco dai cosiddetti luoghi sensibili». Lo ha detto il vicedirettore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Alessandro Aronica in un'intervista al Sole 24 ore. «Sulla base della dislocazione degli apparecchi da divertimento e delle sale giochi del circuito legale, l'osservazione di distanze dai "luoghi sensibili" paragonabili a quelle introdotte dalle leggi regionali dal 2010 a oggi inciderebbe su quote molto rilevanti dell'attuale offerta: se si considerano le sole scuole, i punti vendita interessati dai divieti sarebbero, su un totale di 84093, rispettivamente 15.669 entro 100 metri, 52.707 entro 300 metri, 65.397 entro 500». Nell'ultima ipotesi - riporta il Sole 24 ore -  rischierebbe la chiusura il 77,7% dei punti vendita, con una possibile «riduzione del gettito complessivo» di 3,503 miliardi. La legge di Stabilità 2016 avrebbe però posto «le premesse per una regolamentazione di carattere generale concordata con gli enti locali», prevedendo dei limiti allo sviluppo del settore, sia nelle scommesse sia negli apparecchi da divertimento. A completare il quadro ci sono la stretta sul gioco illegale e nuovi limiti alla pubblicità. Sulla ludopatia e sull'impatto sociale - ricorda Aronica - la mancanza di cifre ufficiali sul caso italiano «lascia spazio a illazioni di ogni sorta nella vasta gamma che va dalla minimizzazione sino alla drammatizzazione». Per avere dati attendibili, l'Agenzia ha avviato a fine 2015 un progetto di ricerca epidemiológico avvalendosi dell'Istituto superiore di Sanità: «Occorre affrettarci - conclude Aronica - per colmare il gap conoscitivo che ci separa dagli altri Paesi europei». RED/Agipro

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