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Ultimo aggiornamento il 08/12/2016 alle ore 17:35

Attualità e Politica

12/02/2016 | 08:53

Operazione “Gambling”, Gennaro collabora con i pm: “Il riciclaggio? Attraverso il chip-dumping"

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Operazione Gambling Gennaro riciclaggio

ROMA - Mario Gennaro sta raccontando agli inquirenti di Reggio Calabria le relazioni tra gaming – con concessione e senza – e criminalità organizzata, descrivendo un panorama che sembra destinato a produrre nuovi e imprevedibili sviluppi. L’ex numero uno di Betuniq, l’operatore maltese sgominato da un blitz della Dda di Reggio Calabria lo scorso 22 luglio, è ormai un collaboratore di giustizia a tutti gli effetti, nell'ambito dell'operazione Gambling. E i suoi verbali, raccolti nelle ultime settimane in una località dell’Italia centrale, sono pieni di “omissis” imposti dalla Procura.  Un particolare che farebbe pensare a nuovi, ipotetici filoni d'inchiesta, stimolati proprio dalle rivelazioni di Gennaro. Quest'ultimo conferma di aver fornito attraverso  la sua società, servizi di gioco a operatori non autorizzati, che avevano a loro volta stretto accordi con concessionari dei Monopoli di Stato. La concorrenza però non spaventava l’ex numero uno di Betuniq: “Non li ho mai percepiti come veri concorrenti – è scritto nei verbali - in quanto avevo accordi territoriali con la criminalità organizzata tale da garantirmi una buona diffusione del prodotto e anche perché il mio sito era molto performante”.  L’alleanza tra “.it” e “.com” si spiega, secondo il collaboratore di giustizia, con il fatto che cinque-sei anni fa “ci fu una grande richiesta di centri scommessa, quindi alcuni imprenditori – che avevano accordi con la criminalità presente sul territorio - decisero di comprare delle quote di società estere”. Il business era semplice e redditizio: “Nei punti scommessa era stato creato il sistema dei fidi, tutto cash, senza l’utilizzo di bonifici né la registrazione dei conti nominativi. La giocata partiva dalla sala, con il pagamento in contanti del cliente al gestore, e la riscossione della vincita avveniva - sempre in contanti – nello stesso punto vendita. Poi, ogni settimana, il Master di zona procedeva alla raccolta delle giocate delle singole sale e consegnava il denaro ai titolari delle aziende. Il sistema di Betuniq era invece più complesso: i gestori dovevano portarci documenti e certificazioni e richiedere alla questura la licenza di Polizia. Inoltre, i pagamenti erano tutti tracciati”. Infine, uno dei modi più comuni di riciclaggio del denaro, racconta ancora “Mariolino”, è il chip-dumping nel poker: “E’ un sistema che i giocatori usano per far passare i soldi da un conto all’altro, frodando i servizi di sicurezza della piattaforma: è una partita di poker simulata, durante la quale i players comunicano tra loro attraverso whatsapp e non con la chat della poker room perché troppo controllata. Anche Betuniq ha subito delle frodi di questo genere”. NT/Agipro

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