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Ultimo aggiornamento il 07/12/2016 alle ore 15:18

Attualità e Politica

05/05/2016 | 16:22

Totocalcio: 70 anni di storia per la schedina che ha cambiato la vita degli italiani

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Totocalcio 70 anni

ROMA - Un’intuizione diventata un pezzo di storia del Paese. Era il 5 maggio 1946 quando debuttò la schedina Sisal, quella che due anni dopo sarebbe diventata il Totocalcio: dodici risultati da pronosticare in un gioco che negli anni si è trasformato in un rituale a metà fra tradizione culturale e speranza per realizzare sogni grandi e piccoli.

Un concorso che festeggia 70 anni e che è riuscito a entrare nei modi di dire delle persone - oltre che in buona parte della cultura nazional popolare: la schedina tra le dita, l’imprinting dell’1X2 usato “solo per i finali” (ma non solo per quelli), l’urlo "ho fatto 13" (che oggi è diventato 14, o “tredicissimo”) per sottolineare un inatteso colpo di fortuna.

Un’idea semplice e geniale, pensata dal giornalista triestino Massimo Della Pergola durante il periodo di prigionia in un campo svizzero e sviluppata con i colleghi Fabio Jegher e Geo Molo. Il suo progetto - un passatempo popolare per finanziare la rinascita dello sport italiano - ci mise poco a conquistare un paese intero. Dopo lo storico primo vincitore - Emilio Biasotti, autore di un dodici da 426mila lire - nel 1948 il Governo nazionalizzò la schedina (ribattezzata appunto Totocalcio) e tre anni dopo il numero degli eventi da pronosticare salì a 13. In pochissimo tempo le giocate toccarono le 13 milioni di colonne (a 30 lire ciascuna) e anche il montepremi imboccò la strada di un continuo incremento fino ad arrivare al record dei primi anni Novanta. A dicembre del 1993 la posta in palio arrivò a 34,4 miliardi di lire (da dividere tra tutti i tredicisti) e appena un mese prima il Totocalcio assegnò la sua vincita più alta, oltre 5,5 miliardi di lire a tre fortunati scommettitori. Da allora il fascino della schedina si è progressivamente offuscato: la moltiplicazione dei concorsi (a partire dal Totogol e dall’Intertoto), la legalizzazione delle scommesse, i montepremi da sogno del Superenalotto e l’entrata in scena di altri giochi, hanno messo in secondo piano il Totocalcio, nel frattempo passato sotto la gestione dei Monopoli di Stato (nel 2002). Gli eventi in schedina sono saliti a 14, ma non sono bastati a frenare la discesa di appeal del gioco, che dagli 800 milioni di raccolta del 2000 è passato ai 98 milioni del 2010 e ai soli 28 del 2015. Nei primi quattro mesi di quest’anno, invece, il Totocalcio ha totalizzato 10 milioni. Un prodotto ormai “di nicchia”, ma dall’imponente effetto nostalgia visto che ben pochi giochi - forse solo la Lotteria Italia - hanno eguagliato il suo fascino e il ruolo da protagonista nella storia del costume italiano.

LL/Agipro

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