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Ultimo aggiornamento il 07/12/2016 alle ore 20:34

Attualità e Politica

25/01/2016 | 10:47

Scommesse, Whittaker (Ceo Stanleybet): "Presenti alle gare ma senza un accordo con lo Stato chiederemo intervento della magistratura"

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Whittaker Stanleybet scommesse

ROMA - "Stanley si presenterà alle gare previste per il riordino della rete scommesse con lo spirito non di chi partecipa, ma di chi 'impone' la sua partecipazione. E senza un accordo preliminare, imporrà unilateralmente, rivolgendosi alla magistratura, anche profonde modifiche al sistema, al quale non sarà più consentito di discriminare o violare il diritto dell'Unione. Naturalmente imporrà anche la fine della rete parallela". John Whittaker, Ceo di Stanbleybet, presenta così la strategia del bookmaker di Liverpool per i bandi di primavera, nei quali si riassegneranno 15mila punti vendita per le scommesse. "Basterebbe avviare colloqui con Stanley - che ha già mostrato la propria disponibilità - per risolvere facilmente tutta la faccenda. E dovrebbe far riflettere il fatto che Maurizio Ughi, che in passato con la sua Snai è stato il nostro più coerente nemico, sia ora il più illuminato propugnatore della ricerca di un accordo. Quello che non risolverà un bel nulla è la pretesa di imporre nuove sanzioni o nuovi trucchi. L'obiettivo dovrebbe essere quello di passare ad una rete legale unica, in un nuovo sistema concessorio legale che sarà definito dalla prossima gara". Il rischio, sia secondo Ughi che secondo Whittaker, è che senza un accordo definitivo la rete parallela possa continuare ad esistere per altri 9 anni: "Lo Stato - aggiunge - sembra essere assente. E allora il rischio è che debba essere la Stanley ad assumere il patrocinio del ripristino della legalità anche in favore dei concessionari. Peraltro, condividiamo le dichiarazioni di Maurizio Ughi, anche se Stanleybet ha già aderito alla sanatoria proposta dalla legge di stabilita' 2015, utilizzando il comma 644 della norma (in cui è prevista l'autodenuncia da parte del titolare alla questura e il rispetto di una serie di prescrizioni, ndr). Secondo quanto previsto dai tribunali, i nostri centri possono restare aperti a patto che la società sia stato in passato discriminata, il che non viene messo più in dubbio. E la Stanley ha adempiuto a tutte le prescrizioni del 644, tranne quello sul pagamento dell'imposta unica, che riteniamo non dovuta".

Whittaker, Ceo della compagnia di Liverpool, risponde così anche a Maurizio Ughi, amministratore di Obiettivo 2016, secondo cui - dopo le recenti decisioni dei Tribunali di Bergamo e Sassari, che avevano dissequestrato ctd Stanley regolarizzati secondo il comma 644 - lo Stato si è fatto prendere in giro un’altra volta. "Due - aveva detto Ughi ad Agipronews - sono le strade possibili: andare avanti all’infinito con il contenzioso o arrivare a una transazione per un accordo conciliativo, almeno con i soggetti che hanno dalla loro parte alcune sentenze". Secondo Whittaker, "i dubbi espressi dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia e dalla Commissione Tributaria Provinciale di Rieti, che hanno mandato il caso dei centri Stanley rispettivamente alla Corte di Giustizia e alla Corte Costituzionale, indicano che l'imposta unica non è dovuta dai gestori. Il motivo è semplice: l'imposta si riferisce non alla loro attività ma, casomai, a quella del bookmaker e non è dovuta da quest'ultimo perché già pagata in un altro Stato. Stanley versa le tasse allo Stato in cui è autorizzata, mentre l'Italia ha fatto di tutto per impedirne l'entrata nel sistema concessorio".

NT/Agipro

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