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Ultimo aggiornamento il 03/12/2016 alle ore 20:21

Attualità e Politica

17/06/2016 | 13:12

Giochi, Cassazione: «Apparecchi illegali, è reato solo quando si dimostra il fine di lucro»

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ROMA - La presenza di apparecchi di gioco non autorizzati in un negozio o in una sala non prova necessariamente il reato di gioco d’azzardo abusivo. E’ quanto ha ribadito la Terza sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza che ha accolto il ricorso di un esercente in provincia di Taranto. Il ricorrente era stato condannato a tre mesi di reclusione per aver installato nel suo circolo privati apparecchi non regolari su cui era possibile giocare a poker. Tuttavia, spiegano i giudici, manca la prova che tali apparecchi fossero effettivamente utilizzati per trarne guadagno. “L’accertamento del reato di esercizio di giochi d'azzardo richiede non solo la prova dell'effettiva esistenza di mezzi atti ad esercitarlo, ma, da un lato,la prova dell'effettivo svolgimento di un gioco e, dall'altro, ove si tratti di apparecchi automatici da gioco di natura aleatoria, la prova dell'effettivo utilizzo dell'apparecchio per fini di lucro, non essendo sufficiente accertare che lo stesso sia ‘potenzialmente’ utilizzabile per l'esercizio del gioco d'azzardo”. Il fine di lucro, si legge ancora, “non può essere ritenuto esistente solo perché l'apparecchio automatico riproduce un gioco vietato, ma deve essere valutato considerando anche l'entità  della posta, la durata delle partite, la possibile ripetizione di queste ed il tipo di premi erogabili, in denaro o in natura”. La sentenza del Tribunale di Taranto è stata annullata. LL/Agipro

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