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Ultimo aggiornamento il 07/12/2016 alle ore 20:34

Attualità e Politica

19/02/2016 | 17:45

Operazione “Gambling”, Cassazione annulla ordinanza Tribunale del Riesame di Reggio Calabria

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ROMA - E’ arrivata la prima decisione della Corte di Cassazione sull’inchiesta di Procura e DDA di Reggio Calabria, l'operazione “Gambling”, che il 22 luglio scorso aveva portato all’arresto di 41 persone e al sequestro di beni per 2 miliardi di euro, accusate di gestire un giro di scommesse online dall’Italia verso l’estero e di rappresentare gli interessi nel settore della ‘ndrangheta. La seconda sezione penale della suprema Corte ha annullato ieri l’ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato gli arresti domiciliari per Paolo Realmuto, accusato di associazione a delinquere con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso. Il provvedimento sarà ora trasmesso al Giudice del riesame, che dovrà entro dieci giorni avviare un nuovo giudizio su Realmuto, attualmente agli arresti domiciliari. Nella prima ordinanza del Gip di Reggio Calabria, l’uomo era indicato come un membro dell’organizzazione che operava – con i marchi Betuniq e Betsolution4U – sotto il controllo di Mario Gennaro e Domenico LaGrotteria. Nel mirino dei procuratori era finita, in particolare, un’intercettazione in cui Realmuto minacciava i gestori di un punto vendita piemontese che avevano deciso di lasciare il network. “Abbiamo spiegato ai giudici della Cassazione – dichiara ad Agipronews l’avvocato dell’imputato, Luca Maio di Locri – che il mio cliente aveva lavorato in Piemonte per Betpassion (una skin di betsolution4U, ndr) fino al 2014 e che non c’erano poi stati rapporti con altre società riconducibili alle capofila maltesi finite sotto inchiesta. Anzi, Realmuto ha scelto successivamente di aderire al condono fiscale per le agenzie  di scommesse non autorizzate – previsto dalla legge di Stabilità 2015 – affiliando alcuni punti a un’altra società concessionaria dello Stato. Per questo abbiamo sostenuto la non configurabilità dell’associazione a delinquere e l’esclusione del metodo mafioso nella telefonata al gestore piemontese”. La seconda sezione della Corte di Cassazione – nella stessa sessione di mercoledì – ha invece respinto il ricorso di V.G., un altro degli indagati dalla procura di Reggio, già rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare che si era svolta qualche settimana fa. NT/Agipro

 

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