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Ultimo aggiornamento il 08/12/2016 alle ore 17:35

Attualità e Politica

20/04/2016 | 14:30

Gioco online, il Grande Boom: i colossi internazionali investono sull’Italia delle regole e delle garanzie

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ROMA - Regole chiare, sistemi sicuri e tutela dei giocatori. Il Grande Boom degli investitori stranieri sul gaming online italiano poggia sulla solidità dei tre punti chiave e, sorpresa, sfata il tabù della burocrazia soffocante che spaventa le grandi aziende internazionali, così come accade in altri settori industriali del Paese. Come EBay e Amazon hanno rivoluzionato il commercio, inventando un business pratico, sicuro e a portata di click, così il gioco online sta ridefinendo l'intero mercato del gaming, con il modello italiano che è diventato una vera e propria “best practice” a livello europeo, e una “calamita” per i colossi internazionali. Un processo inverso rispetto a quello che succede all’economia italiana in altri campi: mentre altrove marchi storici perdono identità e storia, in un settore all’avanguardia come il gaming online l’Italia dimostra di poter stare in prima fila tra i Paesi innovatori, pioniere nel dare una normativa coerente alle giocate telematiche.  E mentre Alitalia guardava agli Emirati Arabi, Birra Peroni stringeva accordi con un colosso sudafricano e Ducati iniziava a parlare tedesco, i protagonisti del gambling internazionale cominciavano a bussare alla porta del gambling “made in Italy”. 
I numeri lo confermano: l’Italia è ormai per dimensione il secondo mercato regolamentato in Europa, alle spalle della sola Gran Bretagna che vale quattro volte il gaming online italiano, con la Francia ai nostri stessi livelli e la Spagna che vale meno della metà del gioco sul web del nostro Paese. Nel 2015 gli italiani hanno speso per il gaming online 821 milioni di euro, il 13% in più rispetto all’anno precedente, con una crescita per gli incassi statali ancora più accentuata, 205 milioni di euro, il 23% in più si legge nel report dell’Osservatorio del Politecnico.  Il settore regolamentato del gioco online nel Regno Unito vale nel 2015 oltre 3 miliardi di euro, il mercato spagnolo ha superato in valore i 300 milioni di euro, mentre il mercato francese è andato oltre i 750 milioni di euro. 

Proprio alcune delle ultime novità legislative - ad esempio la tassazione sul margine per le principali offerte di gioco - hanno completato un processo di aggiornamento ed evoluzione continuo, con alcune delle soluzioni introdotte in Italia già da anni (come la richiesta di una concessione nazionale oltre a quella rilasciata dal Paese in cui le società hanno sede), considerate un esempio a livello europeo, insieme alla tutela dei giocatori e delle fasce deboli, che offrono alcuni degli strumenti più all’avanguardia a livello globale, dalle pratiche di “self exclusion”, alle iniziative di collaborazione per ridurre il campo a fenomeni di illegalità e riciclaggio.
Anche per questo alcuni big del settore hanno scelto di entrare nel mercato italiano in maniera massiccia (tra gli ultimi in ordine di tempo ci sono Bet365 e Goldbet) tanto da determinare scenari completamente nuovi: è il caso delle scommesse sul web, che grazie allo sbarco di alcuni operatori online “puri” nel giro di un anno hanno sorpassato le giocate in agenzia per volume complessivo e messo a segno una spesa da 267 milioni (+25%). Altro settore con un grosso segno più è quello dei casinò online, che nel 2015 ha registrato una spesa complessiva da 328 milioni, +27%, grazie al recupero di del gioco che fino a un paio d’anni finiva nelle sale da gioco offshore. Segnali di crescita vengono anche dal numero di giocatori attivi: in media ogni mese sono 665 mila (nel 2014 erano 640 mila, anche se il record resta a 730 mila nel 2012). Sul lato degli operatori, il settore vive invece un processo di consolidamento con il numero di concessioni: erano 274 nel 2011, 97 nel 2014, mentre lo scorso anno il numero si è ridotto a 85. Una tendenza che il report dell’Osservatorio spiega sia con l’uscita di scena di alcuni operatori, mentre altri hanno finalizzato dei processi di fusione e accorpamento. 
E’, infine, “mainstream”, fra le modalità di gioco, la giocata su smartphone o tablet: scommesse e giocate in punta di polpastrello nel 2015 hanno generato una spesa da 150 milioni di euro (+56%), con i due terzi degli operatori che hanno almeno una App o un sito dedicato alla navigazione per i telefonini, mentre circa la metà ha una applicazione ottimizzata per i tablet. 
PG-SA/Agipro

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