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Ultimo aggiornamento il 09/12/2016 alle ore 12:00

Attualità e Politica

05/02/2016 | 10:54

Ice 2016, Mancini (avv. Tonucci&Partners): “Nessuna ipotesi di regolamentazione dei social games”

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ice londra mancini

LONDRA - Nessuna regolamentazione in vista per i social games. E’ il parere espresso da Quirino Mancini, capo del gaming presso lo studio Tonucci&Partners, durante una conferenza all'Ice Totally Gaming 2016 di Londra. “Se manca la componente real money, manca anche la competenza normativa dell'ente italiano regolatore dei giochi. - ha spiegato - Analoga situazione si verifica per i meccanismi premiali tipo redemption points convertibili o premi diversi dal denaro, ma comunque con un valore commerciale minimo: in quel caso si applica una precisa normativa ministeriale in materia di giochi e concorsi a premio. Solo nel caso in cui si giocasse in 'real money', il social game diventerebbe automaticamente un 'real money game' e sarebbe classificato come un gioco di abilità a distanza, ricadendo appieno nella competenza regolamentare dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”. 
Nel corso dell’incontro, si sono poi evidenziate significative differenze di approccio regolamentare in tema di social games non solo tra paesi europei come l'Italia, la Francia ed il Regno Unito ma anche tra questi ed altri paesi extra-europei come gli Stati Uniti o l'India. Secondo Mancini, “non ci sono né le premesse giuridiche né l'intenzione delle varie gaming authorities (Italia inclusa) di cimentarsi col social gaming, anche perchè questo vorrebbe dire doversi necessariamente occupare di introdurre meccanismi di controllo e certificazione dei giochi a tutela dei minori (che rappresentano una vasta fetta di social games users) nonché dell'integrità del gioco: insomma un'impresa improba e forse nemmeno tanto necessaria, sarebbe sufficiente limitarsi ad introdurre parametri e criteri oggettivi di riferimento per definire (e quindi limitare o comunque disciplinare) tutte quelle condotte, procedure, modalità e tecniche utilizzate dagli operatori di social gaming per favorire la cosiddetta "gamification", ossia la conversione di un social player in un real money player”. NT/Agipro

 

 

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