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Ultimo aggiornamento il 05/12/2016 alle ore 19:04

Attualità e Politica

04/03/2016 | 15:40

Caos Stato-Regioni sul gioco, Marcotti (Federbingo): “Riordino è condivisibile, ma il modello Lombardia è sbagliato”

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marcotti stato regioni federbingo

ROMA - Italo Marcotti, presidente di Federbingo - associazione che fa parte di Confindustria Giochi - ritiene che molte richieste degli enti locali, se attuate, potrebbero essere “l’anticamera del proibizionismo”, fornendo un assist a chi prospera sul gioco illegale.

 
Dove potrebbe essere il punto di equilibrio tra le richieste degli enti locali e gli interessi dello Stato? Si riuscirà a trovarlo entro il prossimo 30 aprile?

"Mi pare di comprendere che l’intervento della Regione Lombardia, capofila nell’iniziativa, sia principalmente mirato al reperimento di consenso. La norma lombarda, nata per contrastare il gioco legale, è una iniziativa sbagliata, figlia del pregiudizio e dei lobbisti del terzo settore. E’ un provvedimento anticamera del proibizionismo. E’ singolare, ma anche molto significativa, l’amnesia lombarda nel ricomprendere anche il Casinò di Campione fra i luoghi di gioco. Che il settore necessiti di un nuovo modello di raccolta e commercializzazione è un tema condivisibile, le modalità proposte da Regione Lombardia non lo sono. Sono attività sterili, anzi dannose per il cittadino, visto che non hanno raccolto alcun risultato positivo. L’unico effetto è vedere disinstallati apparecchi legali per vederli sostituiti da apparecchi illegali. I volumi di gioco non sono scesi, gli ammalati nemmeno. Cancellare un presidio di legalità non è un atto di buona politica, è un favore alle mafie".

La tutela dei cittadini e dei consumatori è sempre messa in primo piano, qualunque sia l’indirizzo che si decide di dare alle proposte per regolamentare il settore gioco. Ma in che modo si attua una vera tutela mettendo le attività autorizzate al di fuori delle città?

"La prima azione che andrebbe attuata è stimolare una cultura di gioco come momento di intrattenimento e non come investimento e questo non lo si fa sicuramente con il proibizionismo. I dati emersi pochi giorni fa sull’attività delle mafie riportano un giro d’affari nella commercializzazione delle droghe per 40 miliardi di euro e questo è un chiaro segnale di come i divieti non funzionano, anzi, regalano il sapore del proibito. Personalmente ritengo che il modello dovrebbe evolvere verso dei punti di raccolta a tutela maggiorata, ovvero, limitare la raccolta di gioco in luoghi specializzati, controllati e controllabili. Questo non vuol dire eliminare la raccolta dai luoghi generalisti, ma concederla solo a quelle attività disposte ad investire per raggiungere degli elevati standard di controllo degli afflussi, per il contrasto al gioco minorile ed esclusione dei soggetti a carico delle ASL, e di certezza del rispetto delle regole. La proposta di ghettizzare i concessionari dello Stato nelle periferie è ridicola e classista. Se la raccolta di gioco pubblico in concessione statale è un male, vorrebbe dire condannare i cittadini residenti nelle periferie a conviverci. Come dire… Sei ricco e puoi vivere in piazza del Duomo allora ti tutelo, hai meno possibilità economiche e vivi in periferia allora ti penalizzo. Le nostre attività sono attività legali, presidio della legalità a contrasto del mercato illegale, raccolgono miliardi di gettito erariale ed assicurano decine di migliaia di posti di lavoro. Sono ormai 5 anni che è partita la campagna contro il gioco e ad oggi non è stato fatto nulla se non stanziare 50 milioni di euro a favore del terzo settore e bombardare il territorio con norme proibizioniste inefficaci ad aiutare il cittadino vittima delle dipendenze. L’Istituto Superiore di Sanità sta rilevando i veri numeri del fenomeno, il risultato di questo studio dovrebbe essere il punto di partenza per comprendere il fenomeno del GAP, i suoi numeri e come contrastarlo".

Con il gioco legale messo alla porta, quali sono le ricadute concrete sul mercato?

"Oltre 30 milioni di cittadini ogni anno giocano almeno una volta, di questi una minima parte lo fa in modo esagerato. Il gioco è un fenomeno che appartiene alla nostra cultura da millenni. Se prevarrà la follia della ghettizzazione non sparirà il gioco, sparirà il gioco legale, i suoi occupati ed il gettito erariale prodotto". 
PG/Agipro

 

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