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Ultimo aggiornamento il 03/12/2016 alle ore 20:21

Attualità e Politica

25/05/2016 | 12:24

Operazione “Gambling”, Cassazione conferma custodia cautelare per un’altra indagata

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ROMA - La Seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria, con cui è stata posta in custodia cautelare in carcere Margherita Giudetti. Si tratta di una degli indagati dell’inchiesta “Operazione Gambling”, che a luglio 2015 aveva portato al sequestro di beni per 2 miliardi di euro e all’arresto di 41 persone accusate di gestire un giro di scommesse online dall’Italia verso l’estero e di rappresentare gli interessi nel settore della ‘ndrangheta. I giudici ricordano nella sentenza che la Giudetti era stata messa sotto inchiesta “in qualità di componente il gruppo dirigente dell'associazione insediata a Malta e operante tramite la Uniq Group Ltd”, tramite la quale “partecipava attivamente, fornendo un necessario contributo causale, con apertura di centri scommesse a marchio BetuniQ in Italia e all'estero”. Nel suo ruolo, “organizzava le attrezzature e la piattaforma di gioco (server, data base, cali center, sito), mettendo il tutto a disposizione dei singoli centri di raccolta”. La Cassazione ha ritenuto “manifestamente inverosimili” le deduzioni sulla estraneità all’associazione dell’indagata. L’inchiesta ha dedotto logicamente il suo ruolo “nel gruppo delle persone più vicine al promotore dell'organizzazione di Mario Gennaro (il principale indagato dell’operazione, ndr), circostanza non incompatibile con la veste giuridica (di dipendente) formalmente attribuita al rapporto che lega l'indagata con la società maltese Uniq Group Limited, né con i tempi a cui risale l'assunzione”. A carico della Giudetti, continuano i giudici, “si sono rilevate l'allarmante capacità criminale manifestata dall'organizzazione, la capillare organizzazione di uomini e mezzi, il ruolo verticistico ricoperto, l’esistenza di condotte poste in essere in modo duraturo e programmato, la volontà di espandere la sfera di azione, specie all'estero, del tipo di attività svolta, le abilità informatiche e le conoscenze dei sistemi informativi interni alle società in questione, che possono permettere all'indagata, anche per via solo informatica, di agire "solo con un clic" per la prosecuzione o la gestione delle condotte delittuose”. Per questo, la custodia cautelare in carcere è “l’unica misura idonea a prevenire il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie”. LL/Agipro

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