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Ultimo aggiornamento il 09/12/2016 alle ore 20:28

Attualità e Politica

30/05/2016 | 13:58

Operazione “Gambling”, Cassazione boccia ricorso di due coniugi indagati: «Rischio di nuovi reati»

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ROMA - Misure cautelari confermate dalla Corte di Cassazione per Marco Zucco e Serena Parvenza, coniugi indagati nell’inchiesta “Operazione Gambling”, che lo scorso anno ha portato alla luce un giro di scommesse illegali online dall’Italia verso l’estero e all’arresto di 41 persone accusate di rappresentare interessi nel settore della ‘ndrangheta. Nel caso di Zucco, al momento del ricorso posto in custodia cautelare in carcere dal Tribunale di Reggio Calabria, la Seconda sezione conferma il reato di associazione a delinquere in quanto «costitutore della società di fatto operante tramite la "Uniq Group Limited" e della "Uniq Group Buchmacher Gmbh”», attraverso le quali l’organizzazione portava avanti l’attività illecita. Nella sentenza viene sottolineato come «dalle conversazioni telefoniche captate fosse emerso come lo Zucco sia stato, anche tramite il coniuge, non solo al corrente delle dinamiche intraprese dal Mario Gennaro (il principale indagato dell’inchiesta, ndr), ma che a tali illeciti si sia prestato, arrivando a ricoprire ruoli di rilievo». Le misure cautelari adottate appaiono adeguate secondo i giudici, poiché «l’indagato gode di particolari conoscenze che potrebbero essere poste a disposizione di analoghe condotte».

Lo stesso rischio sussiste per Serena Parvenza, coniuge di Zucco, contro cui il Tribunale ha emesso una misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Provvedimento preso in virtù del ruolo ricoperto dall’indagata, «organizzatore, in qualità di Director della "Uniq Group Limited" e della "Uniq Shopping Limited”», una delle società di cui si serviva l’organizzazione. «Il Tribunale evidenzia  - spiega la Seconda sezione - come dalle conversazioni telefoniche captate fosse emerso come la Parvenza Serena sia stata, anche tramite il coniuge, non solo al corrente delle dinamiche intraprese dal Mario Gennaro, ma che a tali illeciti si sia prestata, arrivando a ricoprire ruoli di rilievo evidentemente ritenuta dal predetto persona di assoluta fiducia». Come nel caso del marito, esiste per i giudici «un fondato pericolo di reiterazione della condotta criminosa, e ciò in considerazione dell'infungibile ruolo ricoperto dall'indagata» all'interno dell’associazione. «Se non venisse attinta da misura detentiva domiciliare - conclude il Collegio - potrebbe agevolmente intraprendere nuove iniziative delittuose». LL/Agipro

 

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