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Attualità e Politica

04/03/2016 | 16:28

Giochi, Tar Toscana dice no a Consiglio di Stato: «Distanziometro non viola principi costituzionali»

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tar toscana distanziometro pieve a nevole

ROMA - Non esiste questione di legittimità costituzionale per il "distanziometro" imposto alle sale giochi. Il Tar Toscana risponde così al Consiglio di Stato che aveva sollecitato il tribunale amministrativo a rivedere le sue posizioni sul ricorso presentato da una società di Pieve a Nevole, in provincia di Pistoia. Palazzo Spada aveva chiesto di valutare nuovamente l'eventuale contrasto della norma con i principi costituzionali, ma per i giudici toscani il problema non si pone. «La stretta attinenza delle previsioni in materia di limitazioni territoriali all’insediamento di sale da gioco alla materia del governo del territorio è stata riconosciuta da Corte costituzionale», spiega il Collegio nella sentenza. «Siamo in presenza di un sistema di “doppia tutela” che attribuisce il potere di dare applicazione alle norme della legge regionale agli organi del Ministero dell’Interno e all’Amministrazione comunale nel cui territorio sono ubicati i centri di scommesse e gli spazi per il gioco».

Il riferimento al decreto Balduzzi per argomentare la presunta violazione non è risolutivo. Anche se la disposizione «ha attribuito all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato il compito di pianificare forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica», è anche vero che «La giurisprudenza della Corte costituzionale sta seguendo un percorso di progressivo avvicinamento al nucleo centrale della problematica della competenza statale o regionale in materia di misure di lotta alla ludopatia». Il Tar Toscana ricorda che la Consulta ha «escluso che le misure di lotta alla ludopatia possano avere un’attinenza esclusiva alle materie dell’ordine e della sicurezza pubblica, investendo, al contrario, in via primaria, la tutela di materie e beni (sanità; inquinamento; ecc.) di competenza anche regionale» e che inoltre «ha riportato alla potestà degli enti locali in materia di pianificazione urbanistica il potere di imporre distanze minime tra gli spazi dedicati al gioco e i luoghi sensibili». I giudici sono critici anche verso la decisione, da parte dei colleghi del Tar Puglia, di chiamare in causa la Corte (con la sentenza dello scorso luglio, ndr): una tesi che non considererebbe quanto stabilito dalla delega fiscale del 2011, che ha assicurato «la salvaguardia delle discipline regolatorie a livello locale coerenti con i princìpi delle norme di attuazione». La questione «deve pertanto essere dichiarata manifestamente infondata». LL/Agipro

 

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