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Ultimo aggiornamento il 05/12/2016 alle ore 19:04

Attualità e Politica

27/07/2016 | 12:57

Azioni civili Stanleybet contro agenti della Guardia di Finanza, tre tribunali respingono i ricorsi: “Nessun comportamento doloso”

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tribunali stanleybet gdf

ROMA - Gli uomini della Guardia di Finanza "non sono impiegati civili dello Stato, ma militari" che agiscono in base alle direttive dei loro superiori che a loro volta si uniformano al piano di controlli e verifiche disposto dal Comando Generale, nell'ambito della tutela del monopolio statale del gioco e delle scommesse. Nell’eseguire i sequestri, dunque, la Guardia di Finanza agisce "in assoluta conformità ai propri doveri d’ufficio", ed è da escludere che "nella loro attività possa rinvenirsi un comportamento di natura dolosa o colposa". E' quanto specificano i tribunali civili di Sassari, Cremona e Taranto con una serie di sentenze di primo grado che hanno rigettato i ricorsi di Stanleybet contro diversi militari che avevano effettuato controlli e sequestri in alcuni Ctd. Stanleybet aveva contestato le operazioni della Guardia di Finanza specificando che si trattava di "sequestro con colpa grave" che aveva causato "alla società un grave danno". I giudici di Sassari che hanno respinto i ricorsi ricordando che "il titolare della ricevitoria nella quale è stato effettuato il sequestro era sprovvisto sia della concessione Aams sia della autorizzazione di pubblica sicurezza” vale a dire i requisiti amministrativi richiesti dalla normativa italiana in materia di gestione di esercizi relativi ai giochi d'azzardo e che hanno finalità di contenimento della criminalità organizzata.  In merito alle decisioni della Corte di Giustizia Ue richiamate dalla stessa Stanleybet, i giudici scrivono che la "disapplicazione di una norma interna in favore di una norma comunitaria appartiene al Giudice” e che pertanto detta attività interpretativa “non può essere richiesta alle forze dell’ordine". Il Tribunale di Cremona inoltre - pur riconoscendo che da parte di Stanleybet esiste la volontà di “limitare gli eventuali effetti di tipo “intimidatorio” riconducibili all’azione“ -  ha chiarito che "gli agenti della Guardia di Finanza impegnati, nel caso concreto, nell’esercizio delle proprie attività istituzionali non incorrono in condotta colpevole per il fatto di avere ravvisato la sussistenza di una fattispecie illecita" e che i principi comunitari "devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale, quale è quella italiana, che impone l’obbligo di ottenere un’autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione rilasciata dallo Stato".

SA/Agipro

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