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Ultimo aggiornamento il 02/12/2016 alle ore 18:12

Attualità e Politica

04/03/2016 | 15:30

Caos Stato-Regioni sul gioco, Ughi (Obiettivo 2016): "Proibizionismo non è logico: serve confronto, non populismo"

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ROMA - In attesa del riordino del settore e della calendarizzazione della Conferenza Unificata per l'intesa sulla distribuzione del gioco sul territorio tra Stato ed Enti locali, Agipronews ha posto tre domande ai protagonisti del mondo dei giochi per fare il punto della situazione. Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016, si augura che ci sia un dibattito tra Stato ed enti locali e che venga coinvolta anche l'opinione pubblica per un confronto vero e costruttivo.

Dove potrebbe essere il punto di equilibrio tra le richieste degli enti locali e gli interessi dello Stato? Si riuscirà a trovarlo entro il prossimo 30 aprile?

"Spero che i provvedimenti in arrivo non siano assunti senza un dibattito tra opinione pubblica, operatori di gioco, enti locali e Governo. Finora non condivido le azioni di Comuni e Regioni perché in tutti i regolamenti emanati non è mai definito dove sia il limite tra il gioco e il suo abuso. Prima di prendere decisioni restrittive bisognerebbe distinguere qual è il confine, ma non esiste una definizione giuridica del problema e le norme che nascono sono solo di natura politica: adatte a catturare l'interesse dell'opinione pubblica, ma non a risolvere davvero il problema. D'altra parte in ciò è coinvolto anche lo Stato, che dopo aver contribuito all'espansione del settore con interventi legislativi rapidi e in sequenza, ha dimenticato di pianificare e programmare la fase successiva. La dichiarazione del sottosegretario Baretta («Il termine del 30 aprile per il riordino del settore sarà rispettato», ndr) è forte e provocatoria, auspico che raccolga consenso e che gli enti locali siano disposti a dialogare con lo Stato nell'interesse del cittadino".

La tutela dei cittadini e dei consumatori è sempre messa in primo piano, qualunque sia l’indirizzo che si decide di dare alle proposte per regolamentare il settore gioco. Ma in che modo si attua una vera tutela mettendo le attività autorizzate al di fuori delle città?

"L'attività di proibizionismo non è logica se si è in cerca di una disciplina che sia nell'interesse vero del consumatore. Non si affronta il problema dal punto di vista del cittadino, ci si innamora di discorsi populisti impostati sul divieto e su un sistema votato alla proibizione. Non si risolve la questione togliendo le sale giochi dai centri cittadini. E' un atteggiamento che non può portare al vantaggio del consumatore".

Con il gioco legale messo alla porta, quali sono le ricadute concrete sul mercato?

"Sono sicuro che nel confronto si troverà un accordo, non riesco a prevedere una ricaduta negativa. Ho fiducia sul fatto che al di là dei giochi politici si apra un dialogo costruttivo, credo che si arriverà a un confronto vero e a una mappatura reale della situazione".
LL/Agipro

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