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Ultimo aggiornamento il 09/12/2016 alle ore 16:24

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18/01/2016 | 18:06

Tennis fixing - Il ‘cacciatore' di frodi: "Il giro di puntate nel mondo è pari a 100 miliardi e truccare un match è così facile…"

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ROMA - Punto primo: grande facilità nell'orientare i risultati. Punto secondo: estrema duttilità delle scommesse manipolabili. Sono i due pilastri delle combine "made in tennis", un mondo sommerso di intrecci, scambio di favori, guadagni extra per giocatori e personaggi senza scrupoli che intorno alla racchetta hanno scavato un pozzo torbido dal quale attingere facili guadagni. Mathias K. lavora nell'ambiente da anni, ma si trova dall'altra parte della barricata. Se fossimo in un film americano, sarebbe un cacciatore di frodi. E la realtà non è che si discosti granché dalla finzione. Mathias (scontato: il nome è di fantasia) è l'ombra che si allunga sui falsari del tennis, una specie di infiltrato che parla tre lingue, osserva, calcola, controlla, incrocia dati. E' una delle tante 'gole profonde' che periodicamente portano alla luce gli affari poco chiari che nascono tra Challenger e tornei di primo piano. «Scommettere sul tennis piace. A livello mondiale il volume delle giocate arriva a 100 miliardi di euro, da voi in Italia siamo attorno 400 milioni. Ma è uno sport individuale e come tale il livello di rischio è molto alto - racconta ad Agipronews nel gelido pomeriggio romano - Per i 'fixers' (coloro che organizzano le frodi ndr) è piuttosto semplice avvicinare giocatori e conquistare la loro fiducia: si va dal contatto più o meno diretto - come è capitato a Novak Djokovic nel 2007 - all'approccio virtuale, più subdolo ed efficace. Basta un 'like' su Instagram, una richiesta di amicizia su Facebook, un selfie fingendo di essere un tifoso durante lo svolgimento di un torneo. Una volta stabilito il contatto si passa alla fase due: creare una rapporto di confidenza con il giocatore chattando, magari, su argomenti di massima. Poi la fase tre: la caccia alle informazioni utili, attraverso domande apparentemente innocue sullo stato di forma del tennista, sui tornei a cui parteciperà, gossip e notizie sugli avversari. E qui inizia l'adescamento». (segue) LL/Agipro

 

Tennis fixing - Il ‘cacciatore' di frodi: "Il giro di puntate nel mondo è pari a 100 miliardi e truccare un match è così facile…" (2)

ROMA - Tentare i giocatori, soprattutto quelli piazzati nelle retrovie del ranking, non è impossibile, e a differenza del calcio non serve la complicità di più persone per trovare un accordo. Oltre alla semplicità "logistica", è il meccanismo dei match che offre molteplici opportunità  per chi va a caccia di guadagni facili: «Non è necessario scommettere sul vincente di un incontro, visto che una partita è composta da set, game, e anche singoli punti, e su tutti è possibile giocare, soprattutto in modalità live», spiega Mathias. Le scommesse 'in diretta' sono una ghiotta opportunità per guadagnare bene anche su piccole porzioni di partita. Non solo: la possibilità di giocare su un solo set o su un singolo game aprono la via della combine anche a giocatori di un certo livello, da cui ci si aspetta quasi sempre la vittoria soprattutto contro avversari nettamente più deboli. «Se un buon tennista gioca contro uno di livello più basso è lecito aspettarsi il successo - continua - Nulla però vieta di vincere meno facilmente di quanto previsto. Ad esempio, invece di un 6-1 6-1 il tennista in questione potrebbe concedere qualche game in più, e magari chiudere il match con un 6-1 7-6. In questo caso, dopo il dominio nel primo set, la quota sulla vittoria del secondo sarebbe bassissima, mentre diventerebbe molto sostanziosa quella dell'avversario. A questo punto scommettere su un set combattuto - con più di 10 game complessivi - diventerebbe molto redditizio». Un meccanismo semplice e difficile da individuare: «I cali di concentrazione sono frequenti, così come quelli fisici, e dunque diventa estremamente complicato individuare comportamenti illeciti». (segue) LL/Agipro

 

Tennis fixing - Il ‘cacciatore' di frodi: "Il giro di puntate nel mondo è pari a 100 miliardi e truccare un match è così facile…" (3)

ROMA - In certi casi, conclude Mathias, sono entrambi i giocatori ad accordarsi sul risultato: «A livelli più bassi capita spesso che un giocatore disputi tornei a ripetizione, solo per guadagnare qualche punto per il ranking. Una volta disputati i primi due o tre turni di un Challenger, però, un atleta può decidere insieme all'avversario di perdere il match seguente, in modo da partire immediatamente per il torneo successivo. In questo modo ha la possibilità di timbrare il cartellino dall'altra parte del mondo e magari pagarsi il viaggio con la somma ottenuta barando». (fine) LL/Agipro

 

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