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Ultimo aggiornamento il 05/12/2016 alle ore 10:47

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16/05/2016 | 17:07

Giochi, Astro: il gestore al centro della rivoluzione del settore, barriera contro l’illegalità

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Astro gestore rivoluzione

ROMA - La prima delle riforme che «il nuovo sistema gioco» dovrà mettere in atto dovrà riguardare «la tutela dell’operatore che non si piega all’illegalità», ma che quotidianamente paga i costi e le colpe di chi, invece, si rende complice delle aggressioni criminali alla rete autorizzata.

E’ quanto sottolinea in una nota l’associazione Astro, in merito alle indagini per il processo Black Monkey, in corso a Bologna e relativo all’operazione della Guardia di Finanza che nel 2013 ha portato all’arresto del boss della ’ndrangheta Nicola Femia e al sequestro di 1500 slot machine truccate.

Dalle indagini è emerso come schede illegali - che restituivano in vincita l’8% in meno delle somme imposte per legge - abbiano generato per oltre 2 anni una truffa ai danni dei giocatori, la lesione di immagine per il prodotto legale e una profonda alterazione delle regole del mercato.

«Oggi, la più grande delle “penalizzazioni” che il gestore abbia mai pensato di dover subire (il “non essere più” l’elemento di punta della gestione di un apparecchio) è diventata “ da ipotesi remota” a “concreto pericolo” - si legge nella nota di Astro - Come ogni “rivoluzione”, quella che ci attende deve iniziare da un “robusto ritorno” ad alcune basilari fondamenta: il gestore “può ambire a restare sul mercato”, non per grazia ricevuta, o per il frastuono delle proteste allestite, ma solo se impone al mercato – sul mercato – e quindi al sistema intero, la percezione della sua “indispensabilità”:

-             come agente di controllo sul territorio;

-             come fattore di valore aggiunto economico per il territorio,

-             come realtà di impresa “espressa e condivisa” dal territorio,

-             come primo fattore di “prevenzione” alla evoluzione tecnologica utilizzabile dal mondo dell’illegalità.

Molti gestori hanno le carte in regole per imporsi con queste credenziali, mentre quelli che non hanno avuto nessuna remora ad entrare nell’elenco clienti di certi “fornitori” non solo non le hanno, ma vanno considerati come gli artefici della messa a rischio di tutta la categoria a cui “asseritamente” farebbero parte».

RED/Agipro

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