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Ultimo aggiornamento il 02/12/2016 alle ore 18:12

Slot & Vlt

06/10/2016 | 16:50

Enada Roma, Orlandini (BeteSlot): "Con il tour creiamo network sul territorio"

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ORLANDINI BETESLOT ENADA ROMA

ROMA- BeteSlot accelera ancora: dopo le tappe di Roma e Napoli, il tour per incontrare gli operatori sul territorio proseguirà nelle prossime settimane in Marche e Umbria. Di questo e altro abbiamo parlato a Enada Roma con l’amministratore delegato, Massimiliano Orlandini.  

Qual è l’obiettivo del Tour organizzato in tutta Italia?

Beteslot nasce come una società che punta sull’aggregazione e che fa del territorio la propria risorsa e il proprio obiettivo. Agendo sulla leva finanziaria e operativa, vogliamo dare agli operatori un’opportunità diversa guardando quello che potrebbe succedere in prospettiva ai gestori: una lenta agonia oppure la svendita di asset costruiti in anni di lavoro. L’intenzione è creare un progetto che possa farsi valere all’interno del mercato dei giochi, crescendo e cogliendo le occasioni che si presenteranno”.  

Come vede la figura del gestore tra due anni? Le novità in arrivo potrebbero sconvolgere gli attuali equilibri della filiera.

“Uno dei valori fondamentali deve essere il network, in grado di controllare il territorio: il know-how e le conoscenze del nostro gruppo sono superiori e questo può essere  un ulteriore vantaggio – e una grande opportunità - per chi lavora e deciderà di aderire alla nostra iniziativa. Ci stiamo consolidando, diventando un contenitore industriale di asset: così saremo pronti a sviluppare rapporti con il mercato”.   

Qual è il modello di mercato che meglio tiene insieme le esigenze dell’industria e la protezione sociale?

“L’Italia deve avere un mercato retail e uno “corporate”, mettendo insieme esigenze pubbliche e territorio come è avvenuto – mi pare di poter dire – soprattutto in Spagna e in Inghilterra. La spinta verso le sale cui assistiamo in Italia è a mio avviso esagerata: non è detto che il pubblico delle gaming hall sia più protetto, anzi. I giocatori dei bar hanno anche una dimensione collettiva che non va sottovalutata: si gioca una partita tra un caffè e l’altro, tra una chiacchiera e l’altra. Spostando tutti i giochi in luoghi specializzati si corre il rischio di far diventare alcolista una persona che beve un bicchiere di vino al giorno”.  

 

NT/Agipro 

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