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Ultimo aggiornamento il 17/08/2018 alle ore 17:16

Attualità e Politica

09/08/2018 | 12:25

Casinò di Campione, Baretta (PD): "Regione e Governo riaprano la casa da gioco, bisogna separare la gestione dai Comuni"

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Casinò Campione Baretta

ROMA - Separare la gestione dei casinò dai Comuni e definire un piano di ristrutturazione e rilancio dei casinò, anche prevedendo il coinvolgimento dei privati: è questa la soluzione prospettata dall'ex sottosegretario all'Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta, per affrontare la crisi dei casinò italiani, dopo la chiusura di Campione. «Da anni la crisi della casa da gioco condizionava la salute del Comune, una enclave italiana in territorio svizzero, che vive sostanzialmente del giro di affari prodotto dal Casinò, ma che, in più è esposto alle fluttuazioni del cambio e all’aggravio di costi derivanti dalla particolare collocazione geografica», spiega Baretta in una nota riportata da Il Velino. «Nella precedente legislatura abbiamo cercato di arginare le difficoltà sostenendo finanziariamente l’Ente locale (individuando anche un meccanismo strutturale legato alle oscillazioni del franco svizzero), ma ponendo come condizione la progressiva separazione tra Comune e casa da gioco. Con la accelerazione della crisi e la dichiarazione dello stato di fallimento i nodi sono tutti arrivati al pettine e necessitano di una strategia», continua. 

«La chiusura del Casinò di Campione introduce un precedente che non può non preoccupare anche il resto del comparto. La crisi riguarda anche gli altri casinò (solo Venezia accenna ad una modesta ripresa), in controtendenza rispetto al settore del gioco, che movimenta circa 100 miliardi di giocate all’anno», continua Baretta, illustrando le ragioni delle difficoltà dei Casinò: «la concorrenza che è esplosa nell’ultimo decennio da parte delle sale gioco diffuse, dei videogiochi e delle lotterie istantanee - destinata a crescere con la diffusione del gioco online - e l’assetto proprietario che è in capo ai Comuni, che hanno per lungo tempo beneficiato delle elargizioni che le case da gioco immettevano nei loro bilanci. Con la crisi questo meccanismo si è inceppato, ma la richiesta ai Casinò di finanziare l’ente locale, anche se ridotta, è continuata», spiega ancora. «Se aggiungiamo i gravi problemi occupazionali che si sono creati e il danno di immagine che ne deriva al territorio, c’è ben da sperare che ci sia un rapido intervento per riprendere l’attività», auspica Baretta. «Vi sono sufficienti ragioni per chiedere alla Regione e al Governo di prendere in mano la vicenda e, intanto, riaprire la sala da gioco (i lavoratori, con la loro proposta di costituire una cooperativa, hanno gettato un pesante sasso nello stagno); ma non senza affrontare la questione della gestione del Comune», sottolinea. Ma perché ciò avvenga servono la volontà politica e un serio piano industriale». Alla luce di queste riflessioni, «la strada da percorrere appare indicata: separare la proprietà, o almeno la gestione, dei casinò dai Comuni che oggi la detengono o, al minimo, rinnovarne la natura e la qualità, anche attraverso una loro consorziazione, anche col coinvolgimento degli operatori privati e definire un piano di ristrutturazione e rilancio che affronti la crisi non caso per caso, ma come un pezzo di una strategia generale sul gioco pubblico», conclude.
RED/Agipro

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