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Attualità e Politica

08/05/2018 | 10:51

Corte Costituzionale, concessionari e gestori contro tassa 500 milioni: "Lo Stato ha violato un contratto pubblico"

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Corte Costituzionale tassa 500 milioni

ROMA - La tassa da 500 milioni ha violato il principio del legittimo affidamento, e di proporzionalità. È quanto sostengono in Corte Costituzionale - nell’udienza attualmente in corso - i legali di dieci concessionari slot, l’associazione Sapar e un gruppo di gestori. La maxi udienza di oggi riporta in primo piano i ricorsi relativi alla tassa da 500 milioni di euro extra per slot e vlt, prevista dalla legge di stabilità 2015, e rinviata alla Corte dal Tar Lazio: la Consulta dovrà valutare se la norma - poi abrogata con la legge di stabilità 2016 - sia in linea con i principi di ragionevolezza, uguaglianza e libertà di iniziativa economica. 

«Non si è capito la gravità di quanto accaduto - sostengono i legali dei concessionari - L'effetto è stato devastante e disincentivante nei confronti degli investitori esteri. Lo Stato ha violato un contratto pubblico». Le somme in questione, secondo le società, «hanno inciso fortemente sul business plan delle società, senza contare la difficoltà di recuperare le somme dai gestori». 

«Il fatto che la misura non esista più - spiegano i legali delle società - non toglie rilevanza alla questione. La legge di stabilità successiva, quella del 2016, ha dato un'indicazione sulla distribuzione, ma ancora una volta senza un criterio di progressività". Rimangono forti perplessità anche per il prelievo effettuato «solo dai concessionari di slot e vlt, mentre sono stati ignorati tutti gli altri giochi. I 500 milioni andavano chiesti a tutto il settore». In questo modo, per i concessionari l'addizionale da 500 milioni è diventata una «clausola esorbitante, un prelievo forzoso. Non si può alterare in rapporto contrattuale in questo modo».

Le società di gioco fanno notare anche che «i presunti 4 miliardi di guadagni dei concessionari slot e vlt non sono utili della filiera,  perché ci sono spese e costi da sostenere. I 500 milioni in questo contesto diventano molto pesanti da sostenere».

Critici anche gli avvocati dei gestori, «la categoria più intaccata da questa misura. Il problema del criterio di riparto della norma interpretativa - sostengono - non stabilisce il criterio di proporzionalità, cioè in base ai volumi di raccolta, ma in base al tempo di raccolta. Il riferimento temporale e non economico è significativo».

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LL/Agipro

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