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Ultimo aggiornamento il 14/12/2018 alle ore 21:17

Attualità e Politica

23/07/2018 | 13:23

Lindahl (LeoVegas): "Decreto Dignità insensato e populista: la procedura d’infrazione Ue sarebbe un grave danno per l’Italia"

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Lindahl LeoVegas Decreto Dignità

ROMA - Il divieto di pubblicità del Decreto Dignità potrebbe provocare la procedura d’infrazione comunitaria nei confronti dell’Italia. Ne è convinto Niklas Lindahl, Country Manager di LeoVegas, che ha presentato un reclamo ufficiale all’Ue contro il provvedimento, certo di avere risposta «in tempi molto ristretti, tenendo conto dell’urgenza della questione e dei gravi danni che gli operatori di gioco stanno già subendo», dice ad Agipronews. «La Commissione Europea potrebbe intraprendere una procedura di infrazione contro l’Italia - aggiunge - Speriamo che il Parlamento in sede di conversione del decreto legge cancelli il provvedimento sulla pubblicità evitando la procedura di infrazione che potrebbe danneggiare l’immagine dell’Italia».

E’ una corsa contro il tempo però. Entro luglio del 2019 il divieto sarà operativo anche per i contratti in vigore: lei ritiene che l'intervento della Commissione Ue possa arrivare prima?

«Sicuramente sì. Abbiamo deciso di procedere con il reclamo, piuttosto che con altri strumenti legali a disposizione, proprio per fare affidamento su di una procedura veloce che potrebbe portare ad intraprendere una procedura di infrazione contro l’Italia in tempi brevi».

Avete intenzione di proseguire la vostra battaglia anche con altri strumenti?

«Non per il momento. Abbiamo cercato di sensibilizzare il Governo in tutti i modi, chiedendo udienza e proponendo di aggiungere al Decreto un comma dedicato alla procedura di comunicazione previsto dalle norme comunitarie. Abbiamo piena fiducia nell’operato della Commissione Europea e siamo certi che interverrà per ristabilire i principi della certezza del diritto, della proporzionalità e della Commissione Europea che ad oggi non sono stati rispettati».

Un divieto del genere non rischia di “far uscire l’Italia dall’Europa”, allontanando dal mercato le aziende di gioco internazionali, presenti o intenzionate a entrare?

«Assolutamente sì, soprattutto adesso che è in corso la procedura pubblica per l’attribuzione di 80 nuove licenze. Nelle aziende che operano oggi in Italia c’è la sensazione di una forte instabilità e incertezza, un momento in cui in nome di un personale senso del bene del popolo si stanno prendendo decisioni drastiche insensate, senza un confronto democratico con le parti, senza dati ufficiali a sostegno delle tesi e soprattutto senza avere una reale competenza tecnica delle materie trattate. Sotto l’egida del populismo, in un clima da campagna elettorale permanente, si sta trascinando l’Italia in un momento di politiche ad effetto, che si rivolgono alla pancia del Paese ma che contemporaneamente stanno distruggendo il tessuto economico e occupazionale. Il Decreto Dignità ne è un drammatico esempio e le aziende, così come gli investitori internazionali, guardano oggi all’Italia con grande preoccupazione e non sono affatto incentivate ad investire in un paese che cambia gli accordi, presi legalmente in precedenza, con modalità autoritarie».

Quali ritiene siano le misure più efficaci di contrasto al gioco problematico?

«Abbiamo delle proposte alternative al divieto di pubblicità dei giochi e scommesse, per contrastare efficacemente la ludopatia e sostenere il gioco responsabile, fra queste: rivedere radicalmente la normativa delle macchine da intrattenimento ed eliminare progressivamente gli esercizi pubblici come luoghi di gioco (sull’esempio della Svezia); disciplinare in maniera più stringente i messaggi pubblicitari relativi a giochi e scommesse (come nel Regno Unito); aumentare le responsabilità di tutti gli operatori, online e offline; istituire la Tessera del giocatore, per gli operatori offline, che deve contenere i dati identificativi del giocatore, le informazioni utili al contrasto e al contenimento dei comportamenti problematici o ludopatici nonché limiti all’ammontare delle giocate (adattando le stesse regole vigenti per gli operatori online); istituire il Registro dei giocatori compulsivi, in modo che gli operatori possano inibire il giocatore (come in Spagna), infine istituire un fondo per la prevenzione e il trattamento della ludopatia, finanziato dagli operatori del settore».

PG/Agipro

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