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Ultimo aggiornamento il 22/09/2018 alle ore 20:35

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09/04/2018 | 15:04

Reggio Calabria: sequestrati beni per 50 milioni a 4 imprenditori, sala Bingo "lavatrice" della cosca

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Operazione Monopoli Reggio Calabria sala bingo cosca

ROMA - Quattro imprenditori di Reggio Calabria ritenuti affiliati al clan Tegano sono stati fermati in un'operazione del Nucleo investigativo dei carabinieri, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina: sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, fittizia intestazione di beni e autoriciclaggio. Sequestrate numerose aziende, centinaia di appartamenti e decine di terreni edificabili nel capoluogo, per un valore complessivo di oltre 50 milioni di euro. Secondo quanto accertato dall'indagine 'Monopoli', i quattro imprenditori - Carmelo Ficara, Andrea Francesco Giordano, Giuseppe Surace e Michele Surace - fin dagli anni Ottanta hanno lavorato come braccio imprenditoriale del clan, accumulando, in modo del tutto illecito, enormi profitti prontamente riciclati in fiorenti e diversificate attività commerciali, tra cui la sala Bingo di Archi, la cui proprietà è da ricondurre, in parti uguali, a Giovanni Tegano e al binomio Surace-Giordano, e che da anni rappresenta una straordinaria lavatrice dei soldi dei clan. Ad affermarlo non sono solo tre importanti pentiti di 'ndrangheta (Giovambattista Fracapane, Enrico De Rosa e Mario Gennaro), ma anche le intercettazioni registrate all'interno del Bingo, che documentano i continui trasferimenti di denaro contante che Mandica preleva direttamente dalle casse del bingo e consegna nelle mani dei Surace e di Giordano.
Nel corso delle indagini sono stati censiti almeno 15 episodi, fra dazioni e 'prelievi', in grado di mettere in luce come il lucroso esercizio pubblico - capace di fatturare oltre 10 milioni di euro all'anno - costituisca un vero e proprio 'sportello bancomat' a disposizione dei due soci occulti. Il quadro indiziario ha rivelato, inoltre, come la sala Bingo di Archi, unica nel territorio del capoluogo, operasse evidentemente in regime di monopolio imprenditoriale, in virtù di accordi stipulati dalla famiglia Tegano, titolare dell'iniziativa imprenditoriale, con le altre componenti della 'ndrangheta cittadina. In tali condizioni, la sala non poteva che prosperare indisturbata per quasi 20 anni. Nel corso delle investigazioni è stata documentata anche l'attività di autoriciclaggio di parte della liquidità prelevata da Michele Surace dalla sala Bingo. Inoltre, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i riscontri operati dai carabinieri hanno indicato Michele e Giuseppe Surace come soggetti che, presso le rispettive attività commerciali, erano soliti concedere prestiti agli avventori. I destinatari della linea di credito offerta da padre e figlio erano soprattutto i clienti della sala bingo: quando rimanevano sprovvisti di liquidità per continuare a giocare, si rivolgevano a Michele Surace.
RED/Agipro

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