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Ultimo aggiornamento il 19/08/2018 alle ore 10:00

Attualità e Politica

04/05/2018 | 15:45

eSports, Allara (Snaitech): "La freddezza dei grandi media frena la crescita in Italia"

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allara snaitech esports

ROMA - Sono in continua crescita in viarie parti del mondo, e anche in Italia gli eSports stanno prendendo sempre più piede. Ma per diventare un fenomeno di massa anche qui da noi, come è successo nell’area asiatica, in Nord America o nell’Europa del nord, ai tornei competitivi di videogiochi manca ancora un passo fondamentale: i grandi titoli sui media più importanti. È quanto ha sostenuto Alessandro Allara, Sportsbook and Digital Director di Snaitech, nel suo intervento a un convegno tenuto oggi all’Università di Salerno. «Manca un fattore di accelerazione mediatica per i titoli più giocati, come Dota o League of Legends. Si prestano poco alla dieta televisiva del pubblico italiano, più abituato un’offerta sportiva tradizionale. A livello di comunicazione, quindi, serve una crescita di interesse per i tornei di eSports che più si avvicinano al gusto italiano: FIFA e F1 2017 possono fare da traino per gli altri su tv e giornali, altrimenti sarà difficile vedere i palazzetti dello sport pieni per una finale, come avviene in Polonia e Germania». Per spiegare meglio il concetto, Allara ha fatto un paragone con quanto avvenuto con il poker sportivo all’inizio di questo decennio, prendendo a esempio il caso della Gazzetta dello Sport, che ha appena aperto una sezione sugli eSports sulla sua home page e si è lanciata nell’organizzazione di tornei: «È un fatto positivo, che mi fa pensare a quanto è avvenuto con il Texas Hold’em, che è diventato un fenomeno di massa non appena ha trovato un po’ di spazio su giornali e tv. I tornei di eSports avranno sempre poco appeal qui in Italia se i media non daranno loro visibilità. Sarebbe utile anche che qualche tv cominciasse a interessarsene». Infine, una parentesi dedicata alle scommesse sugli eSports, aperte in Italia dal 2016, ma ancora poco diffuse per ragioni strutturali: «Nel nostro sistema esiste una norma molto restrittiva che, per motivi di pubblica sensibilità, non ci permette di aprire il gioco sui titoli più praticati, come Call of Duty e Counter Strike. Tolti questi, ci rimane poca possibilità di scelta da quello che ci propongono i nostri provider. È per questo che i numeri sono ancora marginali: le scommesse sugli eSports, prevalentemente piazzate online, rappresentano circa lo 0,012% del fatturato totale». AG/Agipro

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