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Ultimo aggiornamento il 20/11/2018 alle ore 20:37

Attualità e Politica

18/10/2018 | 16:41

Ludopatia, l'ISS boccia il modello Di Maio: la pubblicità non induce al gioco e le distanze minime non frenano gli eccessi

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ROMA - Non è la pubblicità che induce al gioco, almeno in gran parte dei casi. E il distanziometro non scoraggia i giocatori problematici. Le due “rivelazioni”, contenute nella ricerca sul gioco d'azzardo realizzata dall'Istituto Superiore di Sanità e presentata oggi a Roma, mettono in discussione sia le recenti decisioni del Governo sulla materia, sia le politiche antiludopatia di quasi tutte le regioni italiane. Luigi Di Maio continua ad accreditarsi come grande successo personale e di Governo l'abolizione totale della pubblicità del gioco, introdotta con il decreto Dignità, ma secondo lo studio dell'ISS solo il 19,3% dei giocatori che hanno visto spot sui giochi ha scelto di giocare a causa del loro richiamo. In questa fascia, dice la ricerca, spiccano i giocatori problematici, cioè quelli che con tutta probabilità giocherebbero comunque, anche in assenza di pubblicità. Gli stessi che, sempre secondo l'indagine, sono più propensi (la percentuale è doppia) rispetto ai giocatori occasionali a rivolgersi ad operatori illegali. Insomma, lo stop alla pubblicità dei giochi va a deprimere alcuni mercati, in primo luogo quello degli organi di informazione e delle manifestazioni sportive, e non argina né il gioco problematico, né la deriva illegale.
Quanto al regime delle distanze minime, al quale ricorrono le politiche regionali per combattere il gioco patologico e “proteggere” i luoghi sensibili (scuole, chiese, parchi, ecc.), la ricerca dell'ISS rileva che il giocatore problematico predilige giocare lontano da casa e dal lavoro. Ne deriva che capillarità e prossimità non sono elementi che favoriscono la ludopatia. Una conclusione che fa il paio con una recente relazione commissionata dal Consiglio di Stato, secondo cui il distanziometro penalizzerebbe soltanto la clientela sana.
Una politica basata sul buon senso consiglierebbe forse soluzioni meno dirigiste e più concertate. Invece, il Governo attuale, più ancora dei precedenti, rifiuta ogni contatto con il settore, messo al bando come se invece di concessionari di Stato si trattasse di un'accolita di banditi.
MF/Agipro

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