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Ultimo aggiornamento il 17/07/2019 alle ore 18:37

Attualità e Politica

20/06/2019 | 13:45

ESCLUSIVA - L’offensiva del gioco illegale sul territorio, parla il superpentito Gennaro: puntate anonime, soldi cash, credito per i gestori dei punti

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ROMA - Puntate anonime, soldi cash, credito per i gestori dei punti, conti gioco intestati a “Pippo” o “Pluto” per sfuggire alle norme antiriciclaggio, trasferimenti di denaro in Svizzera. Mario Gennaro, l’ex proprietario di Betuniq (bookmaker maltese ormai chiuso dopo le vicissitudini giudiziarie), racconta come il gioco illegale abbia preso in certe regioni il controllo del territorio. Dalle 59 pagine della deposizione del superpentito – che Agipronews ha potuto visionare - emerge un quadro opaco, tra siti offshore e criminalità, che fornisce una sorta di anticipazione del futuro mercato dei giochi, nel caso in cui dovesse continuare l’espulsione degli operatori autorizzati a causa delle restrittive normative locali. Il superpentito di “Gambling” - in collegamento da un luogo segreto - ha sostenuto qualche settimana fa l’interrogatorio della procura Antimafia durante un’udienza del processo che si sta tenendo a Reggio Calabria.

Gioco online, criminalità, differenze tra il mondo del gaming autorizzato e il “.com”, fidi per i punti vendita, dispetti tra concorrenti sul territorio: c’è di tutto nelle risposte di Gennaro – che ha ammesso la propria appartenenza al clan dei Tegano e ha già rimediato una condanna a 4 anni di reclusione per essere stato riconosciuto il “garante dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nel settore giochi” - al sostituto procuratore Antimafia, Stefano Musolino. «Ho deciso di collaborare perché volevo dare definitivamente una svolta alla mia vita», ha iniziato Gennaro. «Ora ho detto basta, voglio parlare con gli inquirenti e spiegare il mio percorso di vita dalla A alla Z, senza nessuna riserva», ha detto. Per avviare un buon business di gaming, ha sostenuto, occorre partire dalla tecnologia: «Un sito deve consentire una ricerca agevole di un evento e deve reggere il traffico: ci sono software che il sabato o la domenica, quando c’è più flusso di giocate, vanno giù».

E poi, a parte la questione tecnologica, Gennaro ha spiegato le profonde differenze - fiscali e operative - tra siti collegati ai Monopoli di Stato e quelli con suffisso “.com”, quindi non sottoposti a controllo statale. In quest’ultimo caso, la gestione della parte finanziaria è “molto amichevole”, ricostruisce il superpentito: «Il bookmaker dà al gestore del punto vendita un credito, alla fine del mese passa, si fa la contabilità tra dare e avere in modo quasi fraterno. Mi devi dare un assegno postdatato? Me lo prendo. Insomma non ci sono restrizioni», ha aggiunto. Musica diversa sui siti autorizzati, visto che «ci sono i Monopoli di mezzo e le transazioni vengono registrate nel sistema Sogei. Il giocatore per registrarsi deve dare il documento, mentre sul “.com” il documento non si dà, è tutto completamente “black” e quindi nessuno può scoprire se uno si è giocato 5, 10 o 20mila euro. Sui siti legali, invece, anche l’ufficio delle Entrate può vedere quanto si è giocato, vinto o perso».


NT/Agipro

ESCLUSIVA - L’offensiva del gioco illegale sul territorio, parla il superpentito Gennaro: i conti gioco intestati ai parenti e i soldi cash portati in Svizzera

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