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Ultimo aggiornamento il 17/10/2019 alle ore 13:08

Attualità e Politica

20/06/2019 | 13:48

ESCLUSIVA - L’offensiva del gioco illegale sul territorio, parla il superpentito Gennaro: i conti gioco intestati ai parenti e i soldi cash portati in Svizzera

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ROMA - Gennaro spiega poi il meccanismo del fido: «Per poter piazzare le scommesse su qualsiasi piattaforma, sia “.it” che “.com”, il punto vendita deve avere una disponibilità sul proprio conto gioco. Quest’ultima si può creare inviando alla società proprietaria del sito un bonifico bancario o un deposito con la carta di credito oppure - in caso di business illegale - dei soldi in contanti. Come se fosse un affidamento bancario per intenderci: ciascuna agenzia di scommesse o ogni rete commerciale ha a disposizione questa linea di credito che durante la settimana - a seconda degli accordi - può consumare con le giocate dei clienti. Alla fine della settimana o del mese, si chiude la contabilità tra bookmaker e punto, calcolando giocate e vincite. E’ una linea di credito vera e propria, che si può dare anche ad un master: lui gestisce tutto per i punti collegati. Senza fido, invece, o si fa un versamento prima oppure – nel caso dei “.com” - vai da un agente commerciale, gli dai 1.000 euro in contanti e lui ricarica i conti».

Sulle modalità di apertura dei conti gioco, Gennaro svela che «all’epoca li aprivamo a noi proprietari della sala, al fratello, alla zia, alla moglie, e facevamo delle giocate “da banco” (cioè una scommessa tradizionale con una ricevuta, ndr) ma utilizzando un conto gioco intestato ad una terza persona. Nel caso, invece, di “.com”, non c’era questa problematica: il conto gioco lo puoi aprire tranquillamente a nome “Pippo” o “Pluto”, emettendo delle giocate direttamente senza nessun nominativo. Ci sono anche piattaforme che consentono la possibilità di giocare direttamente dal conto agenzia, senza nemmeno dover aprire il conto gioco. Quindi lì è completamente anonimo, questa è la differenza». A proposito di trasparenza, Gennaro ha raccontato anche come avviene il passaggio di denaro, con la complicità delle banche: «Un nostro collaboratore organizzò il ritiro da parte di addetti di una banca, svizzera credo, di 500mila euro a Reggio Calabria. Prima di consegnarli, mi spiegò come dovevo comportarmi. Io chiesi: “Ma come, arrivano persone che non conosco, come faccio a dargli questi soldi?” e lui mi spiegò: “Nessun problema, ti faranno una domanda in codice e tu risponderai, così siete sicuri che stiamo parlando delle stesse persone”». La consegna andò a buon fine: «Si presentarono due persone, che tra l’altro erano un uomo e una donna anche anziani: gli preparai questi soldi, che dovevano essere i più belli possibili, vale a dire di grande taglio, e consegnai il mezzo milione, poi li portai alla stazione di Villa San Giovanni e loro presero il treno. Una volta consegnati i soldi, loro chiamarono il direttore della banca e dissero “I soldi ce li abbiamo in mano noi”. Da quel momento, anche se li avessero fermati per strada e glieli avessero sequestrati, i soldi erano già sul conto in banca: “Noi paghiamo una percentuale per questo servizio, una volta che loro se li sono presi è fatta”, mi spiegò il collaboratore di Betuniq», ha detto Gennaro.

 

NT/Agipro

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