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Ultimo aggiornamento il 19/07/2019 alle ore 08:15

Attualità e Politica

01/07/2019 | 11:31

Operazione "Galassia", dalla Cassazione nuovo no a custodia cautelare per manager di bookmaker: "Prove insufficienti su legami con le cosche"

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ROMA - Nuovo rinvio della Cassazione al Tribunale di Reggio Calabria, che dovrà rivalutare l'accusa di associazione mafiosa formulata contro Paolo Tavarelli, ex dirigente della società SKS365, coinvolto nell’operazione "Galassia" contro le infiltrazioni mafiosi nelle scommesse online. È quanto si legge nel provvedimento della Corte con cui è stata annullata l’ordinanza di custodia cautelare - che rimarrà esecutiva fino alla nuova pronuncia del Tribunale del Riesame - disposta per esercizio abusivo di giochi e scommesse, dichiarazione infedele dei redditi e dell’iva, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio e «reimpiego di proventi di delitto», con l’aggravante «di aver agito per agevolare le attività della ’ndrangheta». L’operazione condotta dalle forze dell’ordine a novembre 2018, insieme alle Procure di Catania e Bari, aveva portato a decine di arresti e al sequestro di beni per circa 70 milioni di euro, in Italia e all’estero, oltre a un corposo numero di agenzie di scommesse e internet point. La Sesta sezione penale ha stabilito che nei confronti di Tavarelli - come già accaduto per la moglie dell'ex manager, Ivana Ivanovic, la cui custodia cautelare è stata annullata la settimana scorsa  - i giudici di merito non hanno sufficientemente provato il legame con la criminalità organizzata. È vero, scrive la Cassazione, che i gestori che avevano messo a disposizione i loro punti autorizzati «facevano parte di una più ampia ed articolata organizzazione transfrontaliera in parte facente capo a Paolo Tavarelli, socio e cogestore della società». Tuttavia, «non pare siano stati acquisiti elementi che permettano di formulare un giudizio di elevata probabilità circa la esistenza della consapevolezza dello stesso indagato o della di lui coniuge della presenza di quella intesa con la cosca ‘ndranghetistica dei Tegano di Reggio Calabria, o che il predetto avesse consapevolmente e volontariamente agevolato le attività di quella organizzazione criminale».

Le dichiarazioni fatte collaboratori di giustizia - tra cui Fabio Lanzafame e Nicola Femia -  sulla consapevolezza di Tavarelli dei legami con le cosche sono «rimaste prive di adeguati riscontri estrinseci -  e Femia aveva solo «genericamente parlato dei rapporti tra il Tavarelli e tutte le organizzazioni criminali operanti nelle regioni del Sud Italia». Uno scenario nel quale, secondo i giudici supremi, «è assente la prova oggettiva di una qualche diretta relazione tra il Tavarelli e gli appartenenti alla cosca ’ndranghetistica di Reggio Calabria». Poco solida, infine anche la testimonianza dell’avvocato Angela Gemma, in passato capo dell’ufficio legale della società, la quale, interrogata dal pubblico ministero della procura di Catania, «aveva dapprima asserito che il Tavarelli e "tutta la proprietà" erano a conoscenza delle relazioni instaurate con "i soggetti mafiosi", poi, rispondendo ad una più precisa domanda, aveva finito per ammettere di "presumere che (loro) lo sapessero, perché avevano contatti diretti con tutti i negozi"». L’ordinanza di custodia cautelare è stata quindi annullata con rinvio al Tribunale di Reggio Calabria che, nel nuovo esame, dovrà colmare «l’indicata lacuna motivazionale» sull’aggravante mafiosa, valutando anche «le connesse questioni relative alla esistenza delle esigenze di cautela e alla scelta della misura cautelare».  LL/Agipro

 

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