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Ultimo aggiornamento il 15/11/2018 alle ore 11:51

Attualità e Politica

18/10/2018 | 16:20

Ricerca ISS, Ughi (Obiettivo 2016): “La 'ludopatia a metro' ha fallito: serve una seria educazione al gioco”

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ROMA - «Mi sembra che da questo studio escano numeri meno clamorosi di quelli che di solito si danno in pasto all'opinione pubblica. Certo, bisogna sempre fare massima attenzione ai fenomeni di compulsività, che non convengono né alla socialità, né agli operatori del settore. Ma molti allarmi sono stati ridimensionati». È il giudizio di Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016, sulla ricerca dell'ISS sui giochi, presentata oggi a Roma. Un dato però sembra abbastanza pesante, ed è quello dei 70 mila minori considerati già giocatori problematici: «La questione non va certo sottovalutata – dice Ughi – ma questo non vuole automaticamente dire che gli operatori sul territorio siano negligenti nei controlli all'ingresso. Quello che in realtà succede spesso è che il minore giochi per interposta persona, quindi senza entrare nel punto vendita. Quanto al problema generale, si deve puntare sull'educazione preventiva, fatta anche nelle scuole, e non sulla repressione.
Nel corso del convegno si è posta l'attenzione sul Rua, il Registro Unico delle Autoesclusioni. Misura attiva nell'online, ma che sembra di difficile attuazione nel gioco sul territorio. «Sarebbe un provvedimento utile - dice Ughi – anche perché il giocatore che si autoesclude nell'online poi è facile che vada a giocare in agenzia. Una cosa del genere è stata fatta in Spagna: c'è un registro dei giocatori problematici, chi va a giocare dà il documento e se risulta nella lista non lo fanno entrare.  Ripeto, è un obiettivo condivisibile, ma deve essere attuato con gradualità».
I dati dell'indagine mostrano come il giocatore problematico prediliga luoghi lontano da casa. Una tendenza a spostarsi che vanifica l'efficacia dei distanziometri, sui quali Ughi è scettico da sempre: «Quella che io chiamo “ludopatia a metro” evidentemente non funziona. Quello che deve invece funzionare è la prevenzione, l'educazione. Bisogna far capire a partire dalle scuole che il gioco è divertimento e non perdizione».
NT/Agipro

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