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Ultimo aggiornamento il 16/12/2018 alle ore 11:00

Attualità e Politica

14/11/2018 | 12:45

Scommesse illegali, Reggio Calabria: 18 arresti, sequestrati beni per 723 milioni

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ROMA - La maxi-inchiesta sulle scommesse online illegali ha coinvolto anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria: sono state arrestate 18 persone ed è stato sequestrato l’intero profitto dell’organizzazione criminale, oltre a quello di 23 società estere, 15 società italiane operanti nel settore dei giochi e delle scommesse, 24 immobili, 7 automezzi, 33 siti nazionali e internazionali di gambling online ed innumerevoli quote societarie e conti correnti nazionali ed esteri, per un valore complessivo corrispondente ad oltre 723 milioni di euro. Le indagini hanno accertato l’esistenza di una pluralità di associazioni per delinquere operanti sul territorio nazionale nel settore della raccolta del gioco e delle scommesse con i marchi PlanetWin365 (fino al 2017), Betaland ed Enjoybet (con condotta tuttora perdurante) le quali, in rapporto con la ‘ndrangheta, da un lato consentivano a quest’ultima di infiltrarsi nella propria rete commerciale e di riciclare gli imponenti proventi illeciti, dall’altro traevano esse stesse un supporto significativo per l’ampliamento della propria rete commerciale e per la distribuzione capillare del proprio marchio sul territorio. Questo è stato possibile grazie agli accordi stretti con soggetti collegati alle cosche reggine e, in primis, con i rampolli emergenti delle locali organizzazioni ‘ndranghetiste, Danilo Iannì, Domenico Tegano e Francesco Franco, delle quali potevano sfruttare i metodi caratteristici di un’associazione mafiosa, la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere delitti e per acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o comunque il controllo di attività economiche illegali.

Le indagini si sono soffermate sulle attività condotte da Iannì, Tegano e Franco i quali avevano la disponibilità di siti web illegali .com o .it (formalmente e/o di fatto riconducibili ai vertici delle società che hanno gestito i marchi PlanetWin365 e Betaland) e promuovevano nel territorio di competenza l’attività tipica dei bookmaker, organizzando e gestendo la raccolta illegale del gioco e delle scommesse attraverso una ramificata rete commerciale. L’associazione criminale aveva inoltre sviluppato ulteriori reti commerciali in Toscana, Liguria, Lombardia e nelle province di Siracusa, Catania e Crotone. È stata così accertata l’esistenza di un articolato sodalizio criminale che – grazie agli accordi territoriali con le organizzazioni mafiose – si è infiltrato nel tessuto economico nazionale, con specifico riferimento al comparto dei giochi e delle scommesse, compiendo una pluralità di violazioni che vanno dalla raccolta fisica delle scommesse in assenza della prevista concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, all’utilizzo di siti online .com completamente illegali, all’uso dei Centri Trasmissioni Dati (CTD) e dei Punti Vendita Ricariche (PVR), come schermo giuridico fittizio dietro cui celare la raccolta illegale.

La rete commerciale aveva una struttura gerarchica a catena che vedeva al vertice i “master”, ovvero l’apice della rete commerciale del brand in un determinato territorio, raccogliendo sotto la propria responsabilità, talvolta con ulteriori intermediari, una serie di punti commerciali che si relazionavano direttamente con la clientela. Ciascuno dei componenti la citata rete commerciale vantava dei profitti in percentuale sul totale del giocato; sicché, prima di essere trasferiti all’estero, agli utili derivanti dalla raccolta (al netto delle vincite dei giocatori) erano sottratte le provvigioni spettanti a ciascuno. Talvolta i master, che vantavano il controllo piramidale di un numero significativo di punti commerciali, bancavano una quota parte delle scommesse condividendo con il bookmaker il rischio d’impresa connesso all’andamento delle attività, così partecipando alle vincite e alle perdite nella percentuale pattuita (il "co-banco"). Tale modalità operativa genera sempre un’attività illecita: il “co-banco”, infatti, cela l’esistenza di una società di fatto tra il bookmaker e il “master”, che condividono i rischi economici connessi alla gestione del servizio e che vi conferiscono il primo, il sistema gestionale in remoto ed il secondo, la rete commerciale dedita alla diffusione del prodotto. Ne deriva, allora, come il soggetto gerente il servizio non sia l’apparente concessionario, ma la società di fatto, che utilizza quella concessione per esercitare l’attività di gestione e raccolta dei giochi e delle scommesse.

Tuttavia, poiché tale operazione avviene senza alcuna autorizzazione dell’ADM, ne deriva la realizzazione di una forma vietata di cessione della concessione, ovvero di un suo utilizzo da parte di un soggetto terzo (la società di fatto), che si interpone tra il concessionario e l’utente finale; in entrambi i casi, l’attività di raccolta delle scommesse è esercitata da soggetto privo di concessione ed è, perciò, illecita.

Nel corso delle indagini è stato inoltre rilevato l’esercizio, da parte di alcuni componenti dell’articolato sodalizio criminale sopra citato, di una pluralità di attività illecite quali l’esercizio abusivo di attività creditizia, l’organizzazione di corse clandestine di cavalli con la contestuale raccolta illegale delle scommesse, la creazione di alcune sale adibite a bische clandestine gestite da soggetti appartenenti e/o vicini a cosche di ‘ndrangheta, operanti sul territorio reggino, il riciclaggio e il traffico di sostanze stupefacenti. Inoltre, è stata accertata l’infiltrazione della cosca Piromalli nelle imprese riferibili a Santo Furfaro, tra cui il Susan Bowling, sito all’interno del Parco Annunziata di Gioia Tauro ed un’impresa dedita al noleggio, su scala nazionale, di slot e VLT.

Le indagini così condotte sono state progressivamente ampliate, con il significativo contributo del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti delle società di diritto maltese Sks365 Malta LTD, titolare del marchio PlanetWin365 e Oia Services LTD, titolare dei marchi Betaland ed Enjoybet, che hanno strutturato sul territorio italiano una ramificata rete commerciale costituita da CTD, PVR ed agenzie.  

Va precisato, con riferimento alla Sks365 che le investigazioni hanno riguardato esclusivamente la proprietà/management che ha gestito la società fino al 2017, ovvero prima della sua cessione ai nuovi proprietari, nei cui confronti non sono emersi elementi di responsabilità. Grazie alle puntuali dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, è stato accertato che dette società, anche dopo aver aderito alla procedura di regolarizzazione per emersione prevista dalle leggi di stabilità 2015 e 2016, hanno continuato ad effettuare una raccolta parallela a quella legale attraverso siti web “.com” gestiti, anche nella modalità di “co-banco”, da soggetti riconducibili a diverse organizzazioni mafiose. Questo è avvenuto sulla base del presupposto che – come confermato dagli stessi collaboratori di giustizia – in determinate aree del paese, tra le quali il territorio calabrese e, in particolare, la provincia di Reggio Calabria, non è possibile accedere al mercato dei giochi e delle scommesse senza il preventivo accordo con i sodalizi criminali che ne detengono il controllo.

Con specifico riferimento alla diffusione sul territorio calabrese delle varie agenzie a marchio PlanetWin365 sono stati inoltre appurati rapporti di natura illecita posti in essere da Antonio Zungri, nella sua qualità di “master regionale Calabria”, nonché da David Laruffa, quale “Agente Calabria”, con esponenti di ‘ndrangheta ovvero gravitanti in contesti di crimine organizzato. In particolare, le indagini hanno accertato l’infiltrazione di esponenti della cosca Pesce Bellocco, nelle rete commerciale, destinata alla distribuzione territoriali del predetto brand. Inoltre, con il determinante contributo del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, che ha eseguito un’articolata attività tecnica di ispezione informatica presso la principale società italiana che ha creato e gestito la parte software delle predette aziende estere, è stato rilevato che queste ultime, nonostante avessero aderito alla “sanatoria”, hanno di fatto continuato ad effettuare la raccolta illecita del gioco e delle scommesse sul territorio nazionale, attraverso siti non autorizzati, con suffisso .com. Conseguentemente, hanno agevolato l’infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso nel tessuto economico nazionale con il relativo conseguimento di ingenti illeciti profitti, omettendo peraltro di dichiarare maggiori ricavi per un importo pari ad € 2.465.614.580,42, cui corrisponde IRES non versata per € 21.865.722,64, e un’imposta unica sulle scommesse non versata per € 38.399.700,04.

Con riferimento ai marchi Betaland ed Enjoybet, riconducibili alla società maltese Oia Services LTD, sono state accertate le medesime illecite modalità di gestione dell’attività grazie anche agli accordi con gli esponenti della cosca Tegano. Anche in questo caso è stato accertato che la Oia Services LTD, pur avendo aderito alla sanatoria, attraverso la sua rete commerciale, negli anni 2015 e 2016, ha omesso di dichiarare in Italia ricavi per € 440.123.958,47, cui corrisponde IRES non versata per € 8.070.869,23 e un’Imposta Unica sulle Scommesse pari a € 12.342.571,52. Infine, sempre seguendo il medesimo percorso investigativo, è stata approfondita la rete commerciale sviluppata sul territorio italiano dalla GVC New Limited, ulteriore società maltese collegata alla citata Oia Services. Al riguardo, è stato accertato come detta società negli anni dal 2012 al 2014 abbia esercitato sul territorio nazionale la raccolta illecita del gioco e delle scommesse per € 237.719.818,01, cui corrisponde un’IRES evasa penalmente rilevante pari a € 4.109.200,31 e un’Imposta Unica sulle Scommesse per € 9.136.245,26. In esito alle suddette risultanza investigative, è stato disposto il sequestro per equivalente di complessivi oltre 93 milioni di euro in relazione alle imposte evase (IRES e IUS), nonché di ulteriori 123 milioni di euro quale profitto illecito conseguito dall’organizzazione criminale.

In conclusione, sulla scorta dei gravi elementi indiziari raccolti, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia - di Reggio Calabria, ha emesso una misura cautelare, in corso di esecuzione sul territorio nazionale e in diversi Stati esteri (Malta, Austria, Romania, Antille Olandesi) - mediante i canali internazionali di cooperazione giudiziaria - che dispone il fermo di indiziato di delitto nei confronti di 18 soggetti; il sequestro preventivo di 15 imprese operanti sul territorio nazionale; dell’intero patrimonio aziendale di 23 imprese estere; di 33 siti di scommesse online; dell’intero profitto dell’organizzazione criminale; di 24 immobili e di numerosi automezzi, conti correnti italiani e esteri, nonché di innumerevoli quote societarie di imprese nazionali ed estere, per un valore corrispondente ad oltre 723 milioni di euro.

RED/Agipro

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