ROMA – L’International Betting Integrity Association (Ibia) ha condotto uno studio basato su dati concreti su ciò che il Brasile rischia di perdere se dovesse essere effettivamente attuato il divieto di scommesse e giochi online, concentrandosi sull’analisi delle conseguenze sull’integrità dello sport, sui consumatori e sul mercato regolamentato. L’associazione, inoltre, chiede al Congresso brasiliano di riconsiderare la misura provvisoria attraverso una valutazione dei rischi e degli impatti, anche tramite un dialogo aperto con il settore. La cooperazione tra autorità pubbliche, organismi sportivi e organismi indipendenti di monitoraggio dell’integrità deve essere mantenuta. Piuttosto, gli sforzi di contrasto dovrebbero concentrarsi nella lotta agli operatori offshore privi di licenza, in modo da proteggere i consumatori, le entrate fiscali e l’integrità del mercato.
Ripercorrendo la situazione in Brasile, l’Ibia ricorda che il mercato regolamentato nel Paese è aperto da meno di due anni e conta oltre 80 operatori. Il divieto rischia di annullare i progressi in termini di protezione dei consumatori, monitoraggio dell’attività di scommessa e salvaguardia dell’integrità dello sport, spingendo i consumatori verso il mercato illegale indebolendo, allo stesso tempo, i meccanismi progettati per individuare e prevenire le partite truccate. Nel caso specifico dello sport, infatti, l’Ibia sottolinea che agli operatori autorizzati è stato imposto di monitorare le scommesse sospette, segnalare eventuali criticità e lavorare in sintonia con organizzazioni nazionali o internazionali di monitoraggio dell’integrità. Tutto ciò grazie alle attività che permettono di identificare schemi di scommesse sospetti, informazioni che senza un mercato autorizzato sarebbe più difficile ottenere, rendendo più difficile individuare e indagare su potenziali manipolazioni.
Secondo le stime fornite da H2 Gambling Capital, in assenza di un’alternativa legale, circa il 60% delle attività attualmente previste dal mercato regolamentato brasiliano, equivalente a circa 4,45 miliardi di euro, potrebbe migrare verso operatori privi di licenza, facendo potenzialmente crescere il volume del mercato illegale a 7,48 miliardi di euro. Le conseguenze non si ripercuoterebbero solo sulle entrate fiscali, in cui si avrebbe una perdita, ma i giocatori si ritroverebbe a scommettere su piattaforme che non prevedono tutele, né sull’identità e né economiche.
Prendendo i dati relativi all’integrità sportiva, nel 2025, primo anno completo di attività del mercato regolamentato, l’Ibia ha segnalato 25 alert relativi a scommesse sospette, rispetto a una media annua di 11 tra il 2021 e il 2024. Un aumento coerente con il miglioramento delle capacità di individuazione e segnalazione degli schemi sospetti. Un minor numero dopo l’introduzione del divieto, infatti, non significherebbe necessariamente una diminuzione delle scommesse sospette, ma piuttosto una minore disponibilità di informazioni al riguardo. Una distinzione molto importante, come sottolinea l’associazione.
In sintesi, l’Ibia rimarca come il divieto non elimina i rischi nel campo dell’integrità delle scommesse, ma li rende più difficili da individuare, indagare e affrontare. L'attuale quadro di tutela dell'integrità, compresi il monitoraggio delle scommesse sospette, le segnalazioni e la cooperazione con le autorità, deve essere preservato. Le attività di contrasto dovrebbero concentrarsi sugli operatori privi di licenza, mentre i danni legati al gioco problematico dovrebbero essere affrontati attraverso misure mirate all'interno del mercato regolamentato. La priorità, conclude l’associazione, dovrebbe essere rafforzare le tutele offerte dal mercato regolamentato, non smantellare il quadro normativo che le rende possibili.
Foto credits: L.C. Nøttaasen CC BY 2.0
Agipronews è anche su Whatsapp! Iscriviti al canale per rimanere sempre aggiornato, cliccando qui: https://whatsapp.com/channel/0029VbBR2Gx23n3m47K2xS1S