ROMA - Quindici misure cautelari — tra cui due domiciliari, sei destinatarie di misure non custodiali e altre sette raggiunte dal divieto di esercitare l’attività di gioco per un anno— sono state eseguite dai carabinieri e dal personale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) in seguito a un'inchiesta della Procura di Cosenza sulla gestione illecita di apparecchi da gioco. L'indagine ipotizza i reati di associazione a delinquere, corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa aggravata e favoreggiamento.
Il sistema, basato su una doppia contabilità e sull'uso di telecomandi wireless, permetteva di deviare le giocate delle slot machine su circuiti illegali per evadere il Preu (prelievo unico erariale). Accanto alla scheda regolare collegata allo Stato, ne veniva installata una abusiva; per eludere i blocchi telematici venivano impiegate copie di smart card e i sensori venivano disattivati.
Secondo l'accusa, il sodalizio si avvaleva di un dipendente dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che, in cambio di denaro, avrebbe informato in anticipo gli indagati sui controlli programmati, permettendo di occultare le irregolarità. Il funzionario è inoltre accusato di aver sottratto dai depositi cartoni di schede già sequestrate, poi formattate e reimmesse sul mercato.
L'operazione odierna si inserisce in un quadro investigativo che, nel novembre 2025, aveva già portato al sequestro preventivo di beni per oltre 12 milioni di euro. L'analisi informatica di smartphone, computer e supporti di memoria, condotta dai militari e dai tecnici dell'Adm, ha permesso di delineare i ruoli degli indagati — dai fornitori dei dispositivi ai tecnici addetti alla manutenzione — le cui accuse dovranno ora passare al vaglio del contraddittorio processuale.
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