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Ultimo aggiornamento il 12/07/2020 alle ore 17:28

Estero

03/06/2020 | 17:00

Spagna, sale giochi e scommesse ancora chiuse e gli operatori attaccano il Governo: "Siamo svantaggiati e discriminati"

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Spagna sale giochi scommesse

ROMA - Il Consejo Empresarial del Juego (Cejuego), l'associazione spagnola che riunisce le imprese del settore giochi, ha attaccato il Governo per la decisione di ritardare la riapertura delle sale da gioco fino alla terza fase dell'uscita dal lockdown imposto a causa del coronavirus. Come è accaduto in Italia, anche in Spagna le sale giochi sono state chiuse dal 14 marzo: la situazione sta tornando alla normalità e il Governo ha allentato alcune restrizioni, per consentire un'uscita graduale dal lockdown. Alcune attività sono state autorizzate a riaprire solo in alcune isole delle Canarie e a Formentera mentre, nel resto della Spagna, la riapertura è stata rinviata alla Fase 3. Una decisione criticata da Cejuego, che spiega che le sale giochi sono attività simili a bar e negozi al dettaglio, che sono già stati autorizzati a riaprire. «Come settore ci sentiamo svantaggiati e discriminati», ha detto l'amministratore delegato di Cejuego, Alejandro Landaluce, che ha criticato anche i protocolli del ministero della Salute, secondo cui le sale da gioco potranno riaprire al 50% della capacità e non potranno ospitare più di 50 persone all'interno, incluso il personale. L'associazione ha spiegato che, se questo limite potrà essere rispettato per alcune sale da gioco e negozi di scommesse, è «incompatibile per i casinò e le sale bingo» che «richiedono un gran numero di lavoratori» per operare. «Viviamo quotidianamente nell'incertezza, non sappiamo se l'autorizzazione alla riapertura arriverà senza preavviso per permetterci di preparare i luoghi e di formare i dipendenti in tempo». (foto: Pixabay)

MSC/Agipro

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