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Ippica & equitazione

22/04/2020 | 18:25

Ippica Nuova, lettera aperta a L'Abbate (Mipaaf): “Urge una data per la ripresa delle corse, il settore rischia la crisi irreversibile”

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ROMA - Serve «l'individuazione urgente di una data e di un percorso programmatico per la ripartenza delle corse». Lo chiede Ippica Nuova in una lettera aperta firmata dal presidente del Consiglio direttivo Giorgio Sandi e rivolta a Giuseppe Labate, sottosegretario alle Politiche agricole con delega all'ippica. «Lo svolgimento delle corse ippiche a porte chiuse – continua la lettera - rappresenta l’unica possibilità concreta per la vita del settore che è in grado di svolgere le corse in condizioni di pressoché assoluta sicurezza e la bozza di protocollo che abbiamo presentato nei giorni passati - e già a Sue mani - ne dimostra le effettive potenzialità». 

La data per la ripresa, già proposta da Ippica Nuova a L'Abbate nei giorni scorsi, è quella del 4 maggio: «Non era stata individuata a caso ma era la prima data possibile, in coerenza con la fine della fase in essere di lockdown e con i tempi necessari per rimettere in moto la macchina organizzativa delle corse (calendari, iscrizioni, predisposizione delle strutture e degli equipaggiamenti negli ippodromi). La data del 4 maggio è stata peraltro condivisa anche dalle organizzazioni del galoppo e dall’Associazione che raggruppa la grande maggioranza degli ippodromi italiani e su questa data gli allenatori hanno orientato la preparazione dei cavalli affidati». 

Si attende ora una convocazione «in tempi brevi anche in videoconferenza per un aggiornamento sullo stato dell’arte delle decisioni e per la necessaria operatività». La situazione, si legge nella lettera, non è più sostenibile: «Ogni giorno che passa allunga i tempi per la ripartenza con la conseguenza che alcune scuderie porteranno all’estero i propri migliori effettivi e che altre, non potendo più sostenere i costi e l’assenza di entrate, decidano di mettere al prato i cavalli - togliendoli così dal circuito delle corse legali con potenziali conseguenze gravi per i cavalli stessi, per i professionisti che li hanno in gestione e per l’indotto - con rischi concreti che l’intera filiera ippica si avvii ad una crisi irreversibile». 

RED/Agipro

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