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Ultimo aggiornamento il 03/06/2020 alle ore 20:48

Ippica & equitazione

29/04/2020 | 19:35

Ippica Nuova, lettera alla ministra Bellanova: “Costi insostenibili e zero entrate, serve una data certa per tornare alle corse”

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ROMA - Una data per la ripresa delle corse: la richiesta già inoltrata una settimana si ripete in una nuova lettera aperta firmata da Giorgio Sandi, presidente del Consiglio direttivo di Ippica Nuova, e rivolta alla ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, e al sottosegretario con delega all'ippica, Giuseppe L'Abbate. 
Nella lettera si fa presente come in questo periodo di stop forzato il settore abbia continuato a sostenere costi elevatissimi per accudire quotidianamente oltre 10.000 cavalli, «atleti che non possono semplicemente essere lasciati a pascolare su un prato o chiusi nei loro box».
Ora, prosegue la lettera di Ippica Nuova, «l’intero comparto è in attesa di conoscere la data dalla quale sarà possibile finalmente riprendere a correre, fase fondamentale della filiera produttiva del cavallo da corsa, momento nel quale, oltre a partecipare alla vitale distribuzione dei premi al traguardo, si valorizzano i migliori soggetti e quindi si possono quindi effettuare le scelte necessarie per il miglioramento della razza, finalità alla quale tutta la nostra filiera è dedicata (mi consenta di dire con ottimi risultati) e dalla quale gli addetti ai lavori traggono il nutrimento per sé e per le loro famiglie». 
Per questo motivo, «è così urgente la ripresa delle corse, non per i proventi delle scommesse (anche se queste hanno un rilievo in termini di entrate erariali e di supporto alla filiera ippica), non per il piacere degli appassionati e degli scommettitori (anche se una prolungata assenza rischia di farci perdere il favore di entrambe le categorie, già attratte da altre forme di intrattenimento) ma perché senza le corse è come se producessimo un prodotto …. per buttarlo al macero il giorno dopo!».
Di qui la richiesta di indicare «la prima data possibile, dal 4 maggio in poi», così come «stanno facendo altri Paesi Europei dove le corse ippiche - per loro natura non suscettibili di contatti tra i partecipanti - hanno continuato a disputarsi o hanno ripreso od ancora stanno programmando una data per la ripartenza». 
Le migliaia di famiglie che vivono di ippica, conclude la lettera, «non sono in grado di sostenere ancora a lungo i rilevantissimi costi di gestione senza entrate».
RED/Agipro

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