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Ultimo aggiornamento il 08/03/2021 alle ore 19:05

Lotteria degli Scontrini

10/02/2021 | 16:25

Lotteria degli scontrini, Razzante (Univ. Bologna): "Strumento inefficace, non si batte così l'evasione. Lo Stato biscazziere? A giorni alterni"

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ROMA - La lotteria degli scontrini è partita da pochi giorni, tra proteste degli esercenti – costretti a investire centinaia di euro per aggiornare i terminali – e polemiche per il nuovo “gioco di stato”, introdotto dal governo Conte, da sempre ostile al settore. Ranieri Razzante, docente all’Università di Bologna di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” e consulente di Commissioni parlamentari, boccia l’iniziativa, ritenendola in prima battuta “non adatta” a contrastare l’evasione fiscale, come sarebbe nelle intenzioni di chi l’ha ideata, e poi in palese contraddizione con le posizioni espresse negli ultimi tre anni dalla (ex) maggioranza.
 
Prof. Razzante, come giudica la lotteria degli scontrini? È uno strumento efficace?

Non può esserlo, la lotteria alimenta la falsa speranza che si incrementino i consumi. Se essa serve a combattere l’evasione fiscale marginale non è utile perché – intendiamoci – il negoziante che non vuole fare lo scontrino ci sarà sempre. La tendenza all’evasione può essere ridotta da una politica fiscale di vantaggio, nel senso che commercianti, professionisti e utenti devono immaginare riduzioni di imposte e facilitazioni fiscali post-pandemia. Durante il lockdown, con le chiusure scellerate a macchia di leopardo, di scontrini non ne sono stati rilasciati. E secondo me, guardando al futuro immediato, non ne daranno proprio coloro che più di altri maneggiano pagamenti, come baristi, ristoratori, gestori di attività ricreative, se continueremo a farli stare chiusi.

Come giudica le ultime misure anti-evasione?

Non dimentichiamo che lo stesso governo Conte aveva varato con la legge di Bilancio 2020 un provvedimento destinato - secondo me - proprio ad incrementare l’evasione, anche in questo caso incentrato sullo strumento di pagamento. Mi riferisco al fatto che le prestazioni mediche specialistiche pagate in contanti non siano più detraibili. Ciò incentiverà proprio i comportamenti che si vogliono combattere, a partire dalla scontistica praticata dal professionista. Chi ha un’attività professionale paga per un terminale pos tra 200 e 300 euro fissi all’anno e tra 1,50 e 3,00 euro a transazione. Forse occorrerebbe agire su questo, sui costi della compliance, prima di lanciare una lotteria. I dati parlano chiaro: l’evasione fiscale in Italia è di 100 miliardi annui, secondo un rapporto appena pubblicato da Tax Justice network. Non solo, in Europa la perdita di gettito da evasione e elusione fiscale generica è di circa 185 miliardi di dollari e in questo caso l’Italia “contribuisce” con 21 mld circa, che risultano spostati nei paradisi fiscali. Mi chiedo se non siano altri gli strumenti – non certamente la lotteria – che debbano essere adottati per far fronte a queste perdite. Il punto è che la lotta all’evasione non si fa su chi vende caffè o pasti. Basta guardare sul sito della Guardia di Finanza per verificare dove si riscontrano le grandi operazioni di evasione. I baristi e i ristoratori non vedono l’ora di fare gli scontrini, questa è la verità.


Non è contraddittorio che un Governo chiaramente contrario al gioco, come quello guidato da Conte fino a pochi giorni fa, abbia lanciato una lotteria di Stato?

Ricordo come se fosse ieri le definizioni della precedente maggioranza, sposate dalle associazioni del terzo settore e da alcuni settori della società. Lo chiamavano e lo chiamano “Stato biscazziere” e lo hanno giudicato una specie di demonio che causa dipendenza. Ora invece cosa dicono? La realtà è che lo Stato esercita un monopolio attraverso un’agenzia che funge da regolatore e applica le leggi più rigide e tutelanti d’Europa: le licenze sono rilasciate solo a chi ha i requisiti. Adesso, dopo anni di attacchi e polemiche, il governo spinge la gente a partecipare alla lotteria utilizzando la carta di credito. Quindi mi chiedo: si può giocare a giorni alterni?
 

Alcuni negozi, tra l’altro, stanno pubblicizzando il fatto di aver attivato la lotteria degli scontrini. Sembra nascere una sorta di concorrenza sleale nell’offerta, tra chi può vendere il prodotto e chi non può perché magari ancora sottoposto a restrizioni.

Certamente, il meccanismo crea disparità, c’è un palese conflitto rispetto all’articolo 3 della Costituzione, che prevede l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Si crea in effetti una situazione di concorrenza sleale tra negozianti e non solo: anche tra gli stessi clienti, alcuni dispongono degli strumenti di pagamento e alcuni no. Il sospetto è che si vogliano spingere i consumatori verso il business dei pagamenti digitali.
 

Un’ultima domanda su giochi e antiriciclaggio. I dati Uif appena comunicati al Parlamento riferiscono di un calo del’11% degli alert antiriciclaggio ma anche di alcune criticità nel contrasto alla criminalità: ad esempio, sono diversi i casi di segnalazione in cui sono presenti persone censite nell’archivio della Direzione Antimafia. Qual è la sua opinione?

I soggetti giustamente segnalati nella relazione di Bankitalia non fanno parte dei consigli di amministrazione delle società autorizzate da Adm. Il dato conferma ancora una volta che l’infiltrazione avviene a valle. Sulla rete occorre fare le azioni più efficaci, mentre non risulta da fonti pubbliche che membri della governance di grandi gruppi di gaming abbiano problemi con segnalazioni e misure antiriciclaggio. NT/Agipro

 

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