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SBC News

21/03/2019 | 14:12

Betting on Football: “Inghilterra come l’Italia? Il divieto di pubblicità un terremoto per le squadre di calcio”

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LONDRA - Divieti e restrizioni alle sponsorizzazioni e alle pubblicità del “gambling” nel calcio avranno un impatto negativo non solo sui bilanci delle aziende di gioco, ma scateneranno un “terremoto” anche sull’assetto economico dei club calcistici. E’ quanto emerso nel corso di “Betting on Football”, l’evento in corso in questi giorni a Londra.

Sono sempre più stretti i paletti che le aziende di legali di giochi e scommesse devono rispettare per pubblicizzare le proprie offerte: si va dal blocco degli spot “whistle to whistle” - da pochi minuti prima del fischio di inizio fino alla fine della partita - di prossima introduzione nel Regno Unito, al divieto totale introdotto in Italia, che a breve sarà a tutti gli effetti operativo. Ancora in Uk, il futuro potrebbe essere ancora più nero, con il partito Laburista intenzionato a vietare tutte le sponsorizzazioni di gioco nel football. Proprio nel Regno Unito, il legame tra bookmaker e squadre è consolidato da tempo, oltre che molto stretto: nove squadre di Premier League su 20 hanno sponsor di giochi o scommesse sulle maglie, l’intera Championship (che corrisponde alla nostra Serie B) è legata al brand del bookmaker Sky Bet, sono decine gli altri accordi relativi al marketing e ad altre partnership nel mondo del football made in Uk. 

«Le entrate dal settore del gambling sono fondamentali per le squadre - ha detto chiaramente Mark Davies, dirigente per gli accordi commerciali dello Swansea City - un divieto totale sarebbe un ‘evento sismico’ in termini economici» e ogni tentativo di andare su questa strada «troverebbe di sicuro una forte opposizione dei club».

Ma a opporsi a una strategia del genere potrebbero essere gli stessi scommettitori, i tifosi e gli appassionati di calcio, sostiene Davies. «Il betting è diventato parte dell’esperienza dei fan, fa ormai parte delle giornate di gara. Non ci sono bookmaker sul terreno dello Swansea, ma la domanda che fanno spesso i nostri ospiti è proprio ‘dove posso andare a piazzare una scommessa?’». Secondo Davies, il football ha mostrato di avere un legame forte con le scommesse, quasi quanto quello che in Uk è ritenuto inseparabile tra il betting e l’ippica o le corse dei levrieri, ma tra un divieto assoluto e delle forme di advertising più contenuto può trovarsi un punto di equilibrio. «Gli scommettitori resteranno appassionati di calcio anche se si tolgono le pubblicità più dirette - ha aggiunto John Hagan, esperto legale dell’Industry Group for Responsible Gambling - le scommesse in-play, dal vivo, restano un’innovazione molto seguita e nessuno gioca solo perché vede una pubblicità durante una partita».

In Uk però, il vento pare soffiare in senso contrario: non c’è solo il Labour a volere meno pubblicità di gioco, anche l’attuale esecutivo ha ribadito che la questione delle sponsorizzazioni, in particolare sulle maglie delle squadre, resta un tema caldo da affrontare. Proprio lo Swansea City a gennaio dello scorso anno è finito sotto i riflettori per delle repliche dei kit di gioco destinati ai più giovani, con sopra stampato il logo del bookmaker sponsor della passata stagione. PG/Agipro

 

 

 

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