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Ultimo aggiornamento il 18/10/2018 alle ore 20:47

SBC News

20/09/2018 | 16:00

Betting On Sports, Kalma (Ex CCO Milan): "Il veto italiano agli sponsor uno shock per l'industria. E può avere effetti controproducenti"

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LONDRA - Lo sviluppo e la crescita nel mondo dello sport delle sponsorizzazioni provenienti dal settore scommesse, le nuove opportunità di business e di coinvolgimento per i fan e  la “calda” situazione italiana. Di questo e molto altro si è parlato durante l’SBC Sponsorship Forum, evento di apertura del Betting on Sports Week, organizzato da SBCEvents a Londra. Agipronews ne ha parlato, a margine, con Jaap Kalma, ex Chief Commercial Officer del Milan nonché moderatore dell’incontro.   

La seconda edizione dell’SBCSponsorship Forum è stata una giornata piena di presentazioni e dibattiti tra i big player del mondo sportivo e del betting. Quali temi sono emersi e quali sono stati gli argomenti più caldi?

«Il Forum si è sviluppato velocemente nei sei mesi successivi al lancio e da quel momento in poi sono stati chiusi accordi importanti. La discussione è stata incentrata su due temi principali: in primis sugli sviluppi che hanno trascinato la rapida crescita del betting nelle sponsorizzazioni sportive. Al riguardo, uno dei fattori chiave è stato il crescente numero di Paesi che hanno regolamentato il settore scommesse, al pari della sempre maggior efficacia che una partnership può avere grazie alle nuove tecnologie. Poi si è parlato di quello che si potrebbe definire il “lato oscuro” di questo successo: la critica al marketing delle scommesse è cresciuta di pari passo all’aumento delle sponsorizzazioni, facendo leva principalmente sul gioco compulsivo e problematico. Quest’ultima è una questione aperta e reale, ma l’industria del settore la affronta con molte iniziative».

Per l’appunto, il rapporto tra il calcio e gli sponsor delle scommesse è ormai ben consolidato, ma nell'ultimo periodo è finito "sotto osservazione". Ci riferiamo in particolare all'Italia, dove dal prossimo anno sarà vietata qualsiasi forma di pubblicità e sponsorizzazione per gli operatori di gioco. Avete discusso le possibili conseguenze e le prospettive di un simile divieto durante l'evento?

«Abbiamo tenuto una tavola rotonda dedicata al caso italiano, per capire meglio cosa è successo e perché si è andati in questa direzione. Le disposizioni prese in Italia hanno sconvolto il settore, perché sono arrivate senza un normale processo di due diligence. Ci si è buttati a capofitto in questa decisione senza un’adeguata discussione, senza una comprensione del vero problema, delle sue dimensioni reali e di come risolverlo al meglio. Le misure adottate non sono chiare, non sono pratiche e potrebbero avere effetti controproducenti. Sono convinto che la legge dovrà essere nuovamente discussa prima di dare lo stop alle sponsorizzazioni. Tuttavia, spero e penso che abbia fatto capire all'industria del gaming che dev’essere molto più chiara e decisa  nel dibattito pubblico così come nell’aiutare le persone a capire il vero problema e avere un ruolo molto più proattivo nell'affrontarlo».

Lei ha ricoperto il ruolo di Chief Commercial Officer del Milan, una società con una lunga storia legata alle sponsorizzazioni provenienti dal mondo dei giochi. Oltre al fattore economico, quale potrebbe essere l'impatto di un simile divieto sui grandi club?

«Dal punto di vista sportivo metterà i club italiani in uno chiaro svantaggio competitivo nell'arena internazionale, poiché le scommesse sono uno dei settori chiave nelle sponsorizzazioni e hanno un peso economico sempre più importante. Gli altri effetti del divieto sono più difficili da prevedere, ma l'aspettativa generale è che gli operatori non autorizzati e il gioco illegale cresceranno, il che ovviamente avrà un impatto negativo su tutti gli stakeholder del settore e potrebbe determinare anche un incremento del match fixing. Infine, bisogna ricordare che chi gioca in maniera sana si diverte a scommettere e questo fattore aiuta a migliorare l’esperienza complessiva dei fan dello sport. Se ignoriamo questo aspetto e consideriamo il betting solo un problema, facendo credere che i giocatori patologici piuttosto che una minoranza siano la norma, stiamo influenzando negativamente l’esperienza positiva della maggioranza degli utenti».

Parlando invece di piccoli club, quale può essere il ruolo della sponsorizzazione del betting nelle strategie di “engagement”? Intendiamo nel raggiungere nuovi fan e sostenitori, non necessariamente nella stessa area geografica delle società.

«Se uno sponsor fa leva sui diritti che provengono da un accordo con un club, ovviamente, c’è un ritorno di immagine anche per il club. Questo fattore è valido anche a livello locale e regionale e i club ne sono consapevoli. Detto questo, anche se la visibilità aumenta la consapevolezza nei confronti di un club, questo è solo il primo passo che può portare qualcuno a diventarne un fan. Poi sono i risultati sul campo, la storia e il branding costruito intorno a quest’ultima i fattori che determinano il successo di un brand calcistico o sportivo. I club più piccoli, quindi, possono trarre grandi vantaggi dalle sponsorizzazioni, seppur limitandosi su una base regionale». AG/Agipro

 

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