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Ultimo aggiornamento il 17/11/2019 alle ore 09:48

SBC News

18/09/2019 | 17:22

“Betting on sports”, il mercato italiano resta al centro del dibattito internazionale

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betting on sports mercato italiano

Dal nostro inviato a Londra - Distanze dai punti sensibili come chiese e scuole, orari, stop alla pubblicità, incertezza politica, tasse che tendono al rialzo. Tutti i nodi regolamentari e fiscali che riguardano l’Italia sono stati discussi in un panel a Londra, durante “Betting on sports”, in un contesto di grande interesse e anche - è il caso di dirlo - di incredulità. Le tante questioni aperte per l’industria italiana del gaming hanno sorpreso chi ha partecipato all’evento, in particolare per la capacità - tutta italiana - di riuscire a cavarsela, difendendo il business anche in un contesto oggettivamente complesso quale quello attuale. Niente pubblicità? Gli operatori italiani si rimboccano le maniche e puntano sull’"omnichannel", sull’integrazione cioè tra online e retail, e su forme alternative di promozione. Certo, Barbara Beltrami, country manager di Kindred group e vicepresidente di Logico, non rinuncia a far valere le sue ragioni di operatore online puro, e promette comunque di battersi contro il “ban”, come lo chiamano a Londra, che non consente al consumatore di distinguere chiaramente tra prodotti autorizzati e illegali. Senza rinunciare a bacchettare l’industria che ha esagerato con gli spot negli anni scorsi, intendiamoci.

Marco Castaldo, Ceo di Microgame, ha sottolineato i margini di crescita del modello omnichannel e ricordato agli operatori esteri ancora incerti se avviare un business italiano o meno, che ora si può accedere al mercato in maniera più Smart, affidandosi a provider che conoscono il settore e senza la necessità di investire decine di milioni di euro in pubblicità. Alessandro Allara, head of digital di Snaitech, si è mostrato ottimista sul futuro del mercato, sottolineando la forza del marchio “storico” che rappresenta. Le debolezze italiane sono comunque emerse ancora una volta: su tutte, la mancanza di regole certe per gli assetti delle aziende che gestiscono reti sul territorio.

Carlo Di Maio, direttore generale di Gamenet Group, ha espresso forte preoccupazione per la situazione dei punti vendita in alcune regioni. Le normative locali costringono gli operatori ad acrobazie continue, ha confermato Allara ricordando l’ultimo caso dell’Emilia Romagna, costringendo i concessionari a traslochi complessi e  costosi. E il decreto scommesse messo in freezer dal precedente Governo? Un’occasione persa secondo tutti gli speaker, con Carmelo Mazza - Ceo di Betaland - che ha ricordato addirittura di aver discusso dell’errore materiale nelle quote (uno dei punti chiave del decreto sospeso) quasi venti anni fa in una riunione. Una questione paradossale, tipicamente italiana, alla quale non è stata trovata una soluzione negli ultimi due decenni. Il futuro del mercato italiano dei giochi, in ogni caso, è tutto da scrivere ed è indissolubilmente legato alle decisioni politiche e all’assetto istituzionale, secondo tutti gli operatori. Nel frattempo, pur con tutti i limiti e i problemi irrisolti, con i suoi 19 miliardi di euro di spesa annua (10,3 dei quali finiscono nelle tasche del Mef), l’Italia continua a recitare un ruolo da protagonista nel contesto europeo.

 

NT/Agipro

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