ROMA – L'intervento di Agcom sui siti di infotainment si è reso necessario a causa del sovraffollamento di spot nel prime time televisivo. Davide Gallino, dirigente Ufficio disciplina, vigilanza e sanzioni di Agcom, durante Sigma World 2026, in corso a Roma, ha spiegato così l'avvio dell'iter per l'aggiornamento delle linee guida in materia di pubblicità dei giochi, proibita dal Decreto Dignità. “La consultazione sulle nuove linee guida di Agcom per la pubblicità del gioco ha l'obiettivo di limitare alcuni aspetti di alcuni siti che possono generare ambiguità tra pubblicità e infotainment, a fronte di un'esposizione eccessiva dei brand del gioco negli ultimi anni, soprattutto a ridosso e durante gli eventi sportivi”, ha detto Gallino.
“Ciò che proponiamo – ha spiegato – è di limitare in particolare alcuni aspetti di quello che si chiama “infotainment”, abbinando il marchio di un operatore ad altri come 'sport' o 'live', pratica permessa dalle vecchie linee guida approvate ad aprile 2019, come conseguenza del Decreto Dignità del 2018. Vogliamo limitare i casi di esclusione dal divieto di pubblicità e rendere più chiaro il legame fra questi siti di infotainment e gli operatori di scommesse in modo tale che non ci sia ambiguità. Proponiamo di proibire alcuni elementi come i suoni, i colori, la grafica o i nomi che possono rimandare direttamente a siti di gioco. Restrizioni che pensiamo dovrebbero applicarsi anche ai tabelloni e ai banner negli stadi durante gli eventi sportivi, perché sono le cose più visibili intorno al campo di gioco. E spesso il riferimento che fa capire che si tratta di un sito di infotainment è graficamente molto più piccolo rispetto al nome del brand di scommesse. Dopo la fine della consultazione, prevista per il 22 novembre, avremo delle audizioni e spero che entro gennaio arriveremo alle nuove linee guida. La consultazione non è limitata solo agli operatori del gioco ma a tutti i soggetti che possono essere interessati al settore”.
Gallino ha poi parlato della sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha confermato la linea di Agcom, secondo cui le grandi piattaforme come Google sono responsabili per la pubblicità illegale che possono veicolare. “Abbiamo imposto sanzioni – ha concluso – non solo ai piccoli pesci, ma anche alle grandi piattaforme come Meta e Google. La Corte di Giustizia europea ha confermato il principio che sta dietro la nostra sanzione da quasi 1 milione di euro contro Google”.
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