ROMA - Le prossime settimane saranno molto importanti per gettare le basi del bilancio comunitario 2028-2034 dell'Unione Europea e per decidere quali saranno le fonti e i settori da cui reperire nuove risorse. Una prospettiva che tocca anche il settore dei giochi, con la proposta di una tassa unica sul gioco online, che attraversa da mesi il dibattito nelle istituzioni europee. L'Irlanda detiene la presidenza di turno del Consiglio dei Ministri dell'Ue e, attraverso il ministro per gli Affari europei Thomas Byrne, ha dichiarato che non intende scartare a priori nessuna delle proposte prese finora in considerazione. L'approvazione di una simile misura fiscale richiederebbe il consenso di tutti gli Stati membri.

Secondo un documento della Commissione europea visionato da Euronews, l’ipotesi allo studio sarebbe quella di un prelievo del 3% sui ricavi del gioco online, con un gettito stimato in circa 1,9 miliardi di euro per il periodo 2028-2034. Il meccanismo potrebbe essere applicato sul margine degli operatori o trasferito indirettamente sui giocatori in base all'intensità dell’attività di gioco. La stessa Commissione ha però evidenziato una serie di difficoltà, a partire dall’assenza di una definizione uniforme di “gioco” a livello europeo e dalle profonde differenze presenti nei sistemi fiscali nazionali.

Un primo passaggio importante nel dibattito è stata la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 28 aprile, attraverso cui i parlamentari europei hanno chiesto alla Commissione Europea e al Consiglio dei Ministri dell'Ue di valutare la possibilità di introdurre un prelievo sul gioco online. Diversi esponenti politici hanno poi rilanciato l'ipotesi nelle settimane successive: il vicepresidente dell'Europarlamento, Victor Negrescu, ha proposto una tassa fra l'1% e il 2%. Su una linea simile Iratxe García Pérez, capogruppo dei Socialisti e Democratici, che ha parlato di un'aliquota all'1%.

LA POSIZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Anche la Commissione Europea ha espresso alcune posizioni in proposito: il commissario europeo al Bilancio, Piotr Serafin, ha confermato che Bruxelles ha preso in considerazione l'ipotesi, ma ha sottolineato che l'eventuale tassa dovrebbe evitare oneri eccessivi per gli operatori del settore e rischi di distorsioni economiche e fiscali. Wopke Hoekstra, commissario europeo per il Clima, ha dichiarato che la misura rientrerebbe nei poteri dell'Unione, rispondendo a un'interrogazione di alcuni eurodeputati del gruppo dei Conservatori e Riformisti, secondo cui il settore del gioco e delle scommesse sarebbe invece competenza esclusiva degli Stati membri.

DIVISIONI FRA GLI STATI MEMBRI

Sul fronte politico, la proposta ha aperto una frattura tra gli Stati membri. Malta ha espresso le posizioni maggiormente contrarie, considerando il settore del gioco strategico per la propria economia nazionale e sostenendo che una tassa europea finirebbe per penalizzare le società autorizzate e favorire il mercato legale. Una posizione ribadita anche dal primo ministro maltese, Robert Abela. Anche Italia, Spagna e Portogallo hanno manifestato perplessità, mentre altri Paesi, tra cui la Francia, si sono espressi a favore.

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