ROMA – Le nuove linee guida per le campagne di comunicazione contro i disturbi da gioco patologico sono l’occasione per passare da un’area di incomprensione a uno spazio di responsabilità. È una delle conclusioni che emergono dai risultati dell'Osservatorio sulla Comunicazione del Gioco Responsabile di Fondazione Fair, presentati questa mattina a Roma. In particolare, se ne colgono gli intenti decisamente positivi, soprattutto perché confermano una crescente attenzione al tema.
Non mancano, però, i punti a cui porre maggiore attenzione: secondo l’opinione degli intervistati (1.000 interviste su una popolazione tra i 18 e i 70 anni), i punti più critici sono i riferimenti a vincite, bonus e vantaggi economici, un tono troppo positivo e l’utilizzo di slogan o di espressioni tipiche della comunicazione commerciale. Inoltre, anche l’utilizzo di influencer o personaggi famosi in genere merita attenzione. Per più di 8 italiani su 10 le priorità del settore del gioco sono la prevenzione della dipendenza, la tutela di minori e ragazzi e il contrasto al gioco illegale, ma il 59% giudica ancora inadeguato ciò che oggi viene fatto per prevenire e contrastare il gioco problematico.
Da un punto di vista istituzionale, invece, gli opinion leader auspicano una comunicazione che unisca i concessionari faccia leva su un messaggio istituzionale comune, una sorta di “pubblicità” progresso sostenuta dai concessionari e accompagnata dal logo del regolatore, con l’obiettivo di creare un messaggio riconoscibile e di qualità. Ciò, si legge, favorirebbe la diffusione di un messaggio coerente e chiaro, rafforzandone la riconoscibilità. La Fondazione Fair ritiene che le nuove linee su comunicazione e pubblicità del gioco siano molto importanti per la reputazione del settore. La conformità alle regole può creare un nuovo tipo di rapporto con i giocatori che potrà favorire ulteriormente la cultura del gioco responsabile. Tutto questo deve passare però dal rispetto effettivo delle norme, senza che i divieti siano aggirati da, si legge nella ricerca, "sponsorizzazioni, sovraesposizione dei marchi o comunicazioni apparentemente informative". Sapere con chiarezza cosa è consentito e cosa no può quindi "favorire il controllo reciproco fra gli operatori" e il senso di responsabilità comune. Un cambio culturale che vada oltre i tradizionali strumenti di tutela e l'idea che la soluzione possa essere la limitazione dell'offerta dei giochi pubblici. Da superare anche, secondo lo studio, l'attuale approccio delle nuove pubblicità sul gioco responsabile che, nel 2026, sarebbero state ricordate solo dal 21% degli intervistati.
Resta però bassa la familiarità con il tema: solo il 41% degli italiani dichiara di sapere davvero cosa sia il gioco responsabile, contro un 44% che dichiara di conoscere l’argomento solo a grandi linee e un 15% che non lo conosce affatto. La percentuale di chi sa poco o nulla sale al 56% se si fa riferimento al riordino del gioco online che ha previsto l'obbligo di rafforzare le misure a tutela dei giocatori.
Un ulteriore elemento chiave, per gli opinion leader, risiede nella fase di controllo: da questo punto di vista, le linee guida vengono considerate utili soprattutto se inserite in un sistema più ampio di responsabilità e vigilanza. Da più parti, secondo l’Osservatorio, viene sottolineata la necessità di un soggetto super partes che possa verificare l’applicazione delle linee guida e misurare cosa cambia realmente.
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